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Ninja!

16 Mar

– Sono un ninja.
– Smettila Valter, non sei un ninja.
– Sono un ninja, ti dico.
Afferro una penna e gliela lancio dritta in faccia. Lo prendo in pieno.
– Ma che cazzo fai?!
– Se fossi stato un ninja l’avresti evitata.
Michele passa da qui annuendo: – Sei più un “minkia”.
– Sì, – rifletto – un “Teenage Minchia Valter”.
– Vaffanculo guajo’.

Neve

13 Feb

– A quanto siete?
– Trentatre.
Michele soppesa la risposta e poi annuisce: – E’ un buon numero.
– Cosa? – chiede Mario appena varcata l’uscita del Centro.
– Lasciali perdere – fa Sara alle nostre spalle, – sono crudeli.
– Dai amore, non facciamo male a nessuno – rispondo rivolgendole un sorriso di lato.
– Ridete dei poveracci che cascano sul ghiaccio davanti all’ingresso! Dimmi tu se non è crudeltà questa.
– Crudeltà passiva! – grida Valter chiudendosi la sigaretta.
Michele lo squadra infastidito.
– Perché urla? – mi chiede.
– Dice che gli si è rotto il caps lock – rispondo.
– Che gli si è ro…
Non termina la frase: alza gli occhi al cielo, ci manda a quel paese e se ne torna dentro.
– Comunque guajò, vi dico che oggi non viene nisciuno! – strilla Valter.
Il Centro è un deserto di ghiaccio. La strada di fronte è vuota, le strade accanto pure. Non si sente niente, non si muove niente, neppure un uccello. Fa troppo freddo per tutti, credo.
– Dannata neve… – mormoro.
Mario scruta il paesaggio dai suoi 191 centimetri di altezza.
– Ma almeno non c’è gente.
– Sono a lavoro e non lavoro: fantastico.
Contempliamo in silenzio la decadenza della nostra condizione: commessi che non commettono. Espiro qualche altra gelida nuvoletta di fiato e tiro su il bordo della kefiah. Tutto è immobile sotto il manto soffice della neve; Roma non si muove, non dorme, è più come mummificata: mi chiedo qual sia l’incantesimo che la risveglierà…
– Trentaquattro.

Non è il momento

6 Feb

Freddo, piove, freddo. Cerco di ricordarmi perché nonostante il gelo continuo a vestirmi solo con una felpa di cotone e una t-shirt dei Ramones. Sara dice che prima o poi mi prenderà un accidente. Io dico che ha ragione.
Valter si fuma una sigaretta davanti all’ingresso. Mi vede, fa un cenno, accosto.
– Bella zio.
– Bella lì, Dante-san.
– Che si dice?
Scuote la testa.
– Attacchi ora?
Annuisco.
– Mi aspetti?
Guardo il cellulare. – Sì, ho ancora qualche minuto.
La figura allampanata di Mario spunta per metà dal portone. Ci saluta, ricambiamo.
– Non venite?
Valter alza due dita con la sigaretta in mezzo.
– Guarda che Jonathan s’arrabbia se fai di nuovo tardi – ridacchia Mario.
– Eh sì, me lo immagino chillo lì – risponde Valter.
– Probabilmente ti mette a riordinare i DVD come la settimana scorsa.
– Sì, quando ho beccato quel porno! Minchia che muso che ha fatto quando ho beccato quel porno in mezzo ai DVD! Ma chi l’ha ordinato? S’è saputo, poi?
– No – sorrido, – ma un mezzo pensiero ce l’avrei.
– Dite? Lo sapete? – ci interroga Mario.
Schiocco la lingua e faccio segno di no. – Però Jonathan s’è incazzato a morte, era tutto rosso.
– Ahahah, sì minchia guajo’, dava ordini a tutti: “Adesso fai così!”, “Tu vai di là!”.
– Ahahah, vero! Che poi non ce la fa a essere serio con noi.
– No, minchia!
– Cioè, lui ci prova, ma con noi non ce la può proprio fare.
– “Dante, muoviti con quegli ordini!”
– Una parodia del padre autoritario.
– “Forza! Scat-tare! Un-due, un-due…”
– Eheheh, sì: “Risali a bordo, cazzo!”
Il commento-con-sorriso di Mario azzittisce tutto. Non si muove una foglia, non fiata un animaletto, nemmeno le macchine passano più. Valter ed io lo guardiamo muti come un film d’inizio ‘900. Il sorriso di Mario tentenna, comincia a ritirarsi, si raggrinzisce fino a farsi dubbio. Ci guarda, s’interroga, prende fiato per dire qualcosa. Gli togliamo lo sguardo e saliamo gli scalini.
– Dai regà…
– Cazzo Mario… – commento laconico.
– Dai, ma era…
– Guajo’ guarda sta zitto che… – Con un scatto Valter colpisce il portone d’ingresso, facendolo vibrare. – Porcocazzo!
Mario ammutolisce. Ce lo lasciamo alle spalle mentre entriamo nel corridoio-dipendenti.
– Non avrai esagerato? – sussurro dopo un po’.
– Sta buono che pe’ fa’ ‘sta minchiata mi so’ sfrantumato u’ dito.

Il dilemma di Superman

9 Gen

Siedo sull’ultimo gradino di uno degli ingressi del Centro, nelle cuffie una canzone come tante. Il cielo è grigio, ma a Roma è sempre così in questi mesi. Che è bello, penso, perché poi a ogni giorno di sole senza nuvole, quando il cielo è di quell’azzurro al limite del bianco, quando il sole in realtà non si vede ma sai che è lì, perché i suoi raggi sbiechi brillano su tutto quello che hai attorno – i palazzi, il raccordo, i campi o le colline quando mi affaccio da casa mia – a ogni giorno come quelli gli sorridi come a un giorno di festa. Pensarci già mi fa star bene.
Un paio di vecchie Converse All Stars nere. Jonathan.
– Hai preso a fumare? – gli faccio.
Tira un paio di boccate.
– Da quando sono single – mi fa.
– Non… – Mi tolgo le cuffie. – Sei single?
Un’altra boccata, poi il fumo da un sorriso amaro. – Già, beh, Buon Natale.
– Cazzo… ma che…?
– Guarda, niente psicologi oggi. Facciamo finta che sia tutto normale. – Aspria un altro po’ di fumo, poi mi guarda. – Te? Ormai part time fisso, ve’?
Alzo le spalle.
– Fai bene – dice sedendosi.
– Ieri ho letto di un collega trentatreenne che la mattina fa consegne alimentari e il pomeriggio lavora in clinica.
– In sala mensa?
– Buona questa.
Un ulltimo tiro.
– Che fai se un paziente ti riconosce mentre lavori qui?
– Impossibile.
– …?
– Non ho gli occhiali.
– Mh. E funziona?
– Con Clark Kent funziona.
Annuisce.
Rimaniamo in silenzio a contemplare il marciapiede, le poche macchine che passano, una signora che rimprovera il figlio, inspirando solo l’aria tiepida di fine mattina, ascoltando quello che si muove.
– Solo che – interrompe Jonathan – Clark Kent gli occhiali non li indossa quando è Superman.
Mi mordo un angolo del labbro. – Questo è il dilemma.
Un signore ci chiede delle indicazioni, ma non sappiamo rispondere. Ci saluta ringraziandoci.
– Che poi – continua Jonathan – secondo te chi è quello vero?
– Cioè?
– Cioè, Superman è una copertura di Clark Kent, o è Clark Kent ad essere una copertura di Superman?
– Cazzo Jonathan…
Discorsi troppo impegnativi per questo inizio d’anno.
Aspettiamo un altro po’.
– E un Superman con gli occhiali? – chiede alla fine Jo.
– Non convince nessuno. E poi non è pratico.
– Perché?
– Dovrebbe cambiarli tutte le volte che spara i raggi laser dagli occhi.
Ride, sono contento. Si alza e mi tende la mano. – Tocca rientrare.
– Tu. Io ho finito, qui.
– Ah, ok. Allora buon pomeriggio, Clark.
– Ciao vecchio.

Cure alternative

20 Set

   – Shh!
   – Che è?
   – I clienti ci osservano…
   – Ma sei pazzo? E smettila di abbracciarmi.
   Valter si guarda attorno con circospezione, poi si acquatta e rotola dietro uno scaffale.
   Sara arriva vedendolo di striscio.
   – Cos'era?
   – Valter.
   – Sostiene ancora che i clienti ci osservano?
   Alzo un sopracciglio.
   – Vuoi dire che…
   – Sì, è da stamani che va avanti.
   Mi guarda, ci guardiamo, si massaggia il mento.
   – Tu non puoi prescrivere farmaci, vero?
   Scuoto la testa e allargo le braccia: – No, ma a casa ho un mattarello tanto.
   – E funziona?
   Annuisco: – Cura tutto.
   Valter salta fuori col dito davanti alla bocca: – Sssssshhhhhhhhhhh!!!
   Poi scappa via.
   Sara trattiene il respiro: – Pure lui?
   – Sarà dura.

Ma non dovevamo vederci più?

15 Ago

   – Ancora tu?
   Il chiarore flebile delle ultime luci al neon, il rumore di uno straccio strascicato chissà dove nel reparto, l'odore degli scaffali semivuoti, l'umidità di Roma che appiccica la divisa sulla schiena. Respiro – un respiro lento, pesante, condensa goccioline di aria nel naso e poi giù, lente, nella gola – e finisco il conto mentale. Milleduecento, più o meno.
   – Sto andando – rispondo a Jonathan.
   Guarda l'orologio per un attimo lungo una vita.
   – Il reparto ha chiuso da un bel po'.
   – Vado, vado, tranquillo.
   Ci guardiamo attorno. Guardiamo l'incompiuto e lo rimandiamo a domani.
   – Ma tu domani non ci sei, no? – chiede.
   – Sì, è vero. Torno il 24.
   Annuisce.
   – E attacchi subito?
   – Credo di sì.
   – Mh.
   Di nuovo mi guardo attorno. Manca qualcosa?
   – Ok, io vado Jò.
   – Bella. Buone ferie, Dante.
   – Buon lavoro, Jò.

*Cari tutti,

come ogni anno vi auguro delle buone vacanze o comunque un buon agosto, quest'anno con qualche stento in più, ma vi/mi auguro comunque buono. Vi abbraccio e, per chi vorrà, ci rileggiamo a partire dalla prima settimana di settembre.

Un abbraccio,
Dante

Kung fu fighter

21 Giu

   – Kung fu?
   Il mio sguardo suona una melodia in stile "Sei impazzito?".
   – Sì guajò – risponde Valter, serio.
   – Il kung fu non va più di moda – sentezia Michele dietro il suo Wired.
   Valter fa una mezza pernacchia, poi torna da me: – Guajò, ho veduto questo film col figlio di Bruce Will…
   – Di chi?!
   – Di Will Smith – corregge Michele senza staccare gli occhi dalla rivista.
   – Lui! – esclama Valter. – E ho capito che dobbiamo fare un corso di kung fu.
   – Ma il film non era Karate Kid? – chiede Sara.
   Valter sembra pensarci un attimo.
   – Vabbuò, kung fu, karate, ninja, è uguale. Allora Dante-san, lo facciamo?!
   – No.
   Torno a controllare il PC, i roll, gli ordini…
   – Ma perché no, guajò?! E' un'idea geniale!
   – E' una stronzata, Valter. E non è neanche un'idea, a dirla tutta.
   – Mi sa che mi sono persa un pezzo: cos'è che vuole fare?
   Michele chiude Wired: – Un corso di kung fu per imparare a gestire meglio i clienti.
   Sara sgrana gli occhi: – Vuoi spaccargli la faccia, Valter?!
   – E' inutile, nisciuno mi capisce. Quando sarò un grande kung fu master ve ne pentirete.
   Ci dà le spalle e si allontana lungo una corsia.
   – "Un grande kung fu master"?
   – Non chiedere, Sara, non chiedere.