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Dialoghi (di un commesso) al limite

21 Ott

   – Hai finito?
   – Ho finito che?
   Scribazzo un appunto a matita sul bancone del reparto. La bambola voodoo mi guarda con disappunto dal basso del suo unico occhietto nero.
   – Hai finito di sporcare il bancone?
   – E' matita: si toglie.
   – Scommetto che lo facevi anche alle superiori.
   – Tutti lo hanno fatto, alle superiori.
   – E allora? Proprio perché tutti sbagliano non dovresti farlo.
   – Ma che ne vuoi sapere tu? Sei solo una bambola di pezza.
   – Di sicuro so che i tuoi coetanei ora sono più maturi di te.
   L'afferro e la rigiro a faccia in giù. Poi ci ripenso, l'acchiappo per una gamba e la sbatto sul bancone come fosse un polipo condannato. Non urla. La mia coscienza è salva.
   Quando alzo la testa una ragazzina in pieno sviluppo è lì a fissarmi con una custodia della Samsung in silicone trasparente. Allungo la mano e me la dà.
   – Non mi sbatti, vero?
   Alzo lentamente le mie pupille sulle sue, che improvvisamente realizzano e si dilatano mentre il tipico rossore dell'imbarazzo si fa strada a chiazze su guance e fronte.
   – Ragazzina… – dico.
   – Volevo dire… la cosa… la scatola! – balbetta.
   Sospiro, batto il prezzo, strappo lo scontrino, guardo oltre: – Il prossimo.

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From Prague, with love

25 Set

Poteva mancare la fotina vacanziera di quest'anno?

Beh, sì, poteva mancare in effetti. Fortuna vuole che la mia Lei mi è stata dietro dietro a ricordarmi, tra una corsa e un'altra, che andava proprio messa.

Grazie a tutti per essere sempre qui presenti e un salutino post-vacanziero da Dante e Sara.

Cure alternative

20 Set

   – Shh!
   – Che è?
   – I clienti ci osservano…
   – Ma sei pazzo? E smettila di abbracciarmi.
   Valter si guarda attorno con circospezione, poi si acquatta e rotola dietro uno scaffale.
   Sara arriva vedendolo di striscio.
   – Cos'era?
   – Valter.
   – Sostiene ancora che i clienti ci osservano?
   Alzo un sopracciglio.
   – Vuoi dire che…
   – Sì, è da stamani che va avanti.
   Mi guarda, ci guardiamo, si massaggia il mento.
   – Tu non puoi prescrivere farmaci, vero?
   Scuoto la testa e allargo le braccia: – No, ma a casa ho un mattarello tanto.
   – E funziona?
   Annuisco: – Cura tutto.
   Valter salta fuori col dito davanti alla bocca: – Sssssshhhhhhhhhhh!!!
   Poi scappa via.
   Sara trattiene il respiro: – Pure lui?
   – Sarà dura.

Dancing in the neonlight

9 Set

   Si avvicina. Mi fissa. Rimango immobile. Poi strabuzza gli occhi, storce la bocca e con uno scatto mi tocca il naso con l'indice destro.
   – Barbra Streisand! Uuh-uuh-uh-uuh-uuh-uh-uuh-uuh-uh-uuh-uh-uh! Uuh-uuh-uh-uuh-uuh-uh-uuh-uuh-uh-uuh-uh-uh! Uuh-uuh-uh…
   Si allontana su un improbabile moonwalker, sbatte contro una vetrina, fa uno sgambetto a una signora, perde l'equilibrio e quasi cade a terra. Poi corre via.
   – Ma chi cazzo…
   – Non lo so Valter, sta zitto. Sta zitto e fammi finire 'sta cazzo di giornata che, guarda, mi ci manca solo un pazzo che… Ah, sta zitto.
   Mi abbasso sul PC e chiudo occhi e orecchie.

Ma non dovevamo vederci più?

15 Ago

   – Ancora tu?
   Il chiarore flebile delle ultime luci al neon, il rumore di uno straccio strascicato chissà dove nel reparto, l'odore degli scaffali semivuoti, l'umidità di Roma che appiccica la divisa sulla schiena. Respiro – un respiro lento, pesante, condensa goccioline di aria nel naso e poi giù, lente, nella gola – e finisco il conto mentale. Milleduecento, più o meno.
   – Sto andando – rispondo a Jonathan.
   Guarda l'orologio per un attimo lungo una vita.
   – Il reparto ha chiuso da un bel po'.
   – Vado, vado, tranquillo.
   Ci guardiamo attorno. Guardiamo l'incompiuto e lo rimandiamo a domani.
   – Ma tu domani non ci sei, no? – chiede.
   – Sì, è vero. Torno il 24.
   Annuisce.
   – E attacchi subito?
   – Credo di sì.
   – Mh.
   Di nuovo mi guardo attorno. Manca qualcosa?
   – Ok, io vado Jò.
   – Bella. Buone ferie, Dante.
   – Buon lavoro, Jò.

*Cari tutti,

come ogni anno vi auguro delle buone vacanze o comunque un buon agosto, quest'anno con qualche stento in più, ma vi/mi auguro comunque buono. Vi abbraccio e, per chi vorrà, ci rileggiamo a partire dalla prima settimana di settembre.

Un abbraccio,
Dante

M.U.G. – Marvel Universe Generation

29 Lug

   Michele: – Ehi Dante, domani andiamo a vedere Captain America.
   Valter: – Compriamo i biglietti oggi, guajo'. Vieni, sì?
   Io: – Non so, gente, mi stanno annoiando un po' questi film…
   Michele: – "Annoiando"?
   Valter: – Che vuoi dire?
   Io: – Boh, mi sembrano scemate tutte uguali…
   Michele: – Blasfemo!
   Valter: – Oh maronn'… ma cume "scemate"?!
   Io: – Sì, cazzate, robe da nerd. Chi è che se le vedrebbe a trent'anni?
   Michele: – Taci, eretico! Che il mistico martello di Thor cali sulla tua empietà!
   Valter: – Minchia, se c'era Ghost Rider t'aveva già fracassato di botte, guajo'.
   Io: – …uhm…

La cospirazione

25 Lug

   – Valter hai finito?
   – Che sta facendo?
   Jonathan mi guarda interrogativo all'ingresso del bagno.
   – Sta cagando – è la mia secca risposta. – Da un quarto d'ora – preciso poi.
   – Uè guajo', calma un po'. Quann' arriva, arriva. Ieri so' andato alla "Festa delle cotiche e salsicce" dove…
   Esco per evitare l'elenco dei cibi che Valter ha deciso di ripropinare al water.
   – Allora? – chiedo a Jonathan. – Ce la facciamo?
   – Macché, rosso totale.
   A volte mi chiedo se l'universo cospiri per aiutarti ad attuare quello che vuoi, come dice Paulo Coelho. Il Centro non va. Anzi, diciamo che va proprio male. Da inizio anno tutti i reparti sono andati quasi sempre in rosso rispetto al 2010. Le teste ancora non cadono, ma si inizia a parlare di agevolazioni per chi volesse saltare giù dalla nave ben prima che affondi. Nessuna gentilezza, è una ghigliottina mascherata da sorriso e io non so se sentirmi più topo o più sacco di zavorra.
   Così mi trovo a chiedermi se è il destino che mi sta urlando di darmi una mossa e di mollare questo posto, che con l'avanzare dell'altro lavoro (quello per cui ho studiato per anni pagando cumuli di tasse e di libri e di biglietti dell'autobus) mi va sempre più stretto. Ma è davvero questa la strada che dovrei prendere? Voglio dire: la devo prendere ora? O mi conviene aspettare? Vorrei una serie di cartelli che mi dicessero cosa fare, o una di quelle recensioni di videogame dove ti svelano tutti i trucchi e i passaggi segreti per finire il gioco in un quarto d'ora con diciassette vite e la pozione dell'invincibilità. Invece, tutt'al più mi ritrovo con l'oroscopo di Metro che mi dice che in amore va tutto bene ma al lavoro dovrei osare di più. Maledetto.
   Passeggiamo in silenzio fino a fermarci in una corsia semivuota che aspetta di essere definitivamente spolpata dall'abbuffata pre-estiva dei clienti. Jonathan mi guarda e capisce, come sempre. Mi dà una pacca sulla spalla, mi strizza l'occhio, poi si allontana. Anche lui, come il destino, non può essere più chiaro di così.