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Specchio riflesso (3)

30 Gen

– Specch…
– Specchioriflessopertuttol’universo.
Lo dico con determinata nonchalance, le dita incrociate, i palmi contro Valter, che mi guarda come una foca ripresa da Jacques Cousteau. Che non so se abbia mai ripreso una foca. O se abbia mai fatto riprese. Resta comunque l’unico esploratore che mi viene in mente al momento – sebbene non abbia nessuna attinenza con quello che sto facendo.
– Specchio riflesso per…? – mormora Valter.
– Specchio riflesso per tutto l’universo – ripeto.
– E che sarebbe?
– Lo specchio riflesso assoluto.
– Eh?
– Se ti faccio uno specchio riflesso per tutto l’universo qualunque altro specchio riflesso non avrà effetto su di me.
– E perché?
Alzo le spalle in uno sdegnoso segno di saccenza: – Perché è uno specchio riflesso per tutto l’universo.
– Ovvio – commenta Michele passando di qui senza fermarsi.
Valter resta immobile qualche istante. Non capisce bene, sembra confuso. Incrocia di nuovo le dita, stavolta senza convinzione.
– Specchio rif…
– Bah, non mi fa più effetto – dico dandogli le spalle.
– Minchia guajo’: m’hai rovinato il gioco – piagnucola.
Alzo il dito medio e mi allontano.

Specchio riflesso (2)

23 Gen

– Specchio riflesso!
– Diobbuo… (Mi scusi signora).
Afferro Valter per un gomito e lo trascino dietro la corsia.
– Valter!
– Dante!
Gli metto un indice davanti alle labbra.
– Cosa c’è? Che hai? – chiedo.
Valter fa un’espressione stile cerbiatto sul punto d’essere investito da un auto che corre di notte coi fari accesi… Dove l’ho già vista questa?
– Perché continui a perseguitarmi con ‘sta storia dello specchio riflesso? – abbaio. – Non vedi che sto con una cliente?
– State insieme?
Alzo gli occhi al controsoffitto: dillo che ce l’hai con me, Dio, avanti. Io volevo fare lo psicologo, e tu mi hai circondato di matti. E’ un po’ la versione reale dell’incantesimo “Desiderio” di Dungeons & Dragons: tu esprimevi un desiderio tipo “Voglio essere pieno di soldi”, e il Master ti fregava ficcandoti le monete d’oro nel buco del…
– Comunque sia: smettila, ok? Idiota…
Per tutta risposta Valter incrocia le dita e rigira i palmi verso di me: – Specchio riflesso!
E scappa via.
Voglio che Valter sia pieno di soldi.
…funziona?

Specchio riflesso (1)

16 Gen

– Specchio riflesso.
– Cosa?
Valter strizza l’occhio. – T’ho fatto specchio riflesso, guajo’.
Sara si arriccia una matita tra i capelli mentre tenta di fare dei conti. – Valter per fare “specchio riflesso” c’è qualcosa da riflettere – dice. Libera la matita e cancella qualcosa con la gommina rossa.
– In effetti stavo riflettendo sulla crisi – mi accodo.
Sara mi guarda perplessa. – Adesso lo appoggi?
– No, è che…
– Sai che se lo appoggi finisce male.
Valter ridacchia: – Finisce male guajo’, finisce male!
Alzo le mani. – Ok, fermi, non ho intenzione di imbarcarmi in questo.
In cosa diavolo mi stavo per impantanare? Mi allontano aspettandomi una coltellata alle spalle.

Il dilemma di Superman

9 Gen

Siedo sull’ultimo gradino di uno degli ingressi del Centro, nelle cuffie una canzone come tante. Il cielo è grigio, ma a Roma è sempre così in questi mesi. Che è bello, penso, perché poi a ogni giorno di sole senza nuvole, quando il cielo è di quell’azzurro al limite del bianco, quando il sole in realtà non si vede ma sai che è lì, perché i suoi raggi sbiechi brillano su tutto quello che hai attorno – i palazzi, il raccordo, i campi o le colline quando mi affaccio da casa mia – a ogni giorno come quelli gli sorridi come a un giorno di festa. Pensarci già mi fa star bene.
Un paio di vecchie Converse All Stars nere. Jonathan.
– Hai preso a fumare? – gli faccio.
Tira un paio di boccate.
– Da quando sono single – mi fa.
– Non… – Mi tolgo le cuffie. – Sei single?
Un’altra boccata, poi il fumo da un sorriso amaro. – Già, beh, Buon Natale.
– Cazzo… ma che…?
– Guarda, niente psicologi oggi. Facciamo finta che sia tutto normale. – Aspria un altro po’ di fumo, poi mi guarda. – Te? Ormai part time fisso, ve’?
Alzo le spalle.
– Fai bene – dice sedendosi.
– Ieri ho letto di un collega trentatreenne che la mattina fa consegne alimentari e il pomeriggio lavora in clinica.
– In sala mensa?
– Buona questa.
Un ulltimo tiro.
– Che fai se un paziente ti riconosce mentre lavori qui?
– Impossibile.
– …?
– Non ho gli occhiali.
– Mh. E funziona?
– Con Clark Kent funziona.
Annuisce.
Rimaniamo in silenzio a contemplare il marciapiede, le poche macchine che passano, una signora che rimprovera il figlio, inspirando solo l’aria tiepida di fine mattina, ascoltando quello che si muove.
– Solo che – interrompe Jonathan – Clark Kent gli occhiali non li indossa quando è Superman.
Mi mordo un angolo del labbro. – Questo è il dilemma.
Un signore ci chiede delle indicazioni, ma non sappiamo rispondere. Ci saluta ringraziandoci.
– Che poi – continua Jonathan – secondo te chi è quello vero?
– Cioè?
– Cioè, Superman è una copertura di Clark Kent, o è Clark Kent ad essere una copertura di Superman?
– Cazzo Jonathan…
Discorsi troppo impegnativi per questo inizio d’anno.
Aspettiamo un altro po’.
– E un Superman con gli occhiali? – chiede alla fine Jo.
– Non convince nessuno. E poi non è pratico.
– Perché?
– Dovrebbe cambiarli tutte le volte che spara i raggi laser dagli occhi.
Ride, sono contento. Si alza e mi tende la mano. – Tocca rientrare.
– Tu. Io ho finito, qui.
– Ah, ok. Allora buon pomeriggio, Clark.
– Ciao vecchio.