Rispondere al mal tempo

14 Dic

   – Cristo, perché ho così sonno?
   Michele alza un sopracciglio, sbuffa e si rimette a lavorare al computer. Il ticchettio delle sue unghie sui tasti consumati mi entra nel cervello come un tarlo.
   – E non ho neanche fatto tutti i regali di Natale – continuo, poi prendo i due cellulari e il mouse da battaglia che mi porge una cliente e batto il prezzo. – Lei li ha fatti tutti i regali, signora?
   Un po' sorpresa la signora alza le spalle. Scuoto la testa, le dico il totale e la congedo con un "Buone feste" di plastica.
   – Il Natale mi irrita.
   – Davvero? – chiede Sara, sbucando da sotto il bancone.
   – No – rispondo, – e questo mi irrita ancora di più.
   Sara ridacchia, mi da un bacio e ritorna giù.
   – Che fa, si nasconde? – Jonathan sbuca dal nulla. Natale non ha migliorato il suo umore, ma pare che ci sia una parvenza di tregua a cui credo poco. Nelle ultime settimane abbiamo cercato di capire cosa sia successo, ma il nostro capo settore è inaccessibile. Che diamine succede alla gente? Voglio dire, sono un commesso sottopagato e uno psicologo non retribuito, oltre a lavorare sono incollato al computer e a leggere libri di marketing per capire come fare a vendermi nella regione italiana con più psicologi in assoluto, e intanto ho cinquecento euro di meccanico da pagare e dei regali natalizi da finire. Sono io quello stressato! Mi dovrebbero rilasciare un attestato!
   – Sta sistemando i cavi e le prese – rispondo senza guardarlo. Il mondo non mi ascolta.
   Sara saltella fuori, guarda Jonathan e gli rivolge un sorriso sorpreso: – Ciao capo!
   Jonathan stira un po' le labbra, ci lascia dei fogli sul bancone e si allontana.
   – Come fai? – le chiedo.
   – Come faccio cosa?
   – Come fai a sorridergli e dirgli "Ciao capo!" quando lui, da due mesi a questa parte, è diventato un rompicoglioni rottoinculo del cazzo?
   Sara si fa seria e aggrotta la fronte: – Evito di immaginarlo come un "rompicoglioni rottoinculo del cazzo".
   – Ok, ho esagerato, scusa. E' che ho i nervi… ah!
   – Lo so, ma magari ce li ha anche lui.
   – Senti, non ho iniziato io a stronzeggiare con tutti in reparto!
   – No, ma possiamo iniziare noi a non rispondere ai suoi stronzeggiamenti.
   Tiro su col naso, inspiro, sbuffo. E' più facile ri-stronzeggiare, penso. Sara coglie i miei pensieri e mi dà un altro bacio.
   – Sei tu che mi hai detto tante volte che il mondo, la realtà, la costruiamo noi. Jonathan stronzeggia ed è diventato anche un rompicoglioni, è vero. Ma anche se non so perché e se non so come finirà, credo che un sorriso da parte mia abbia più effetto di un "vaffaculo" implicito.
    – Sarà, ma un "vaffanculo" implicito dà più soddisfazione – obietta Michele sempre davanti al computer.
    Sara fa un smorfia e gli mostra la lingua. Michele alza il dito medio e si rimette a ticchettare.
    – Ci proverò – le rispondo. – E' che…
    – Sei stressato.
    – …sono stressato.
    – Non lo siamo un po' tutti, qui dentro?
    – Già, dovremmo fare i turni.
    Sorride, mi abbraccia, sorrido. Ci diamo un ultimo bacio, non curanti dei clienti e dell'etichetta: è il nostro spazio, il nostro piccolo momento di calore e riparo. Respiriamo, ci guardiamo, sorridiamo e riprendiamo il lavoro.

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