Il fulmine

4 Ott

   Succede, mi verrebbe da dire. Come un fulmine a ciel sereno che scarica la sua violenza contro un alberello giovane cresciuto nel mezzo di una collina verde. Inaspettato, lascia dietro di sé ferite e sconcerto, senza demolire, ma appesantendo il carico dei giorni a venire.
   – Dante, cos’è questo?
   Jonathan sventola un foglio davanti ai miei occhi.
   – Se non ti fermi come faccio a vederlo? Mi fai venire il mal di mare!
   Sorrido. Lui no.
   Lascia cadere il foglio sul bancone. Vengo attraversato da uno strano disorientamento mentre lo prendo e inizio a leggerlo. E’ la stampata di un’email di ieri, dove un distributore ci avvisava che il roll di oggi sarebbe arrivato un’ora prima del dovuto. Cioè un’ora fa.
   – Ah – commento.
   Jonathan non fiata. Solo per un attimo incrocio i suoi occhi, quanto mi basta per udire il volume della sua rabbia picchiare dietro di essi, come un’entità dietro un portone di legno che tuona per sfondarlo.
   – Non lo sapevo – abbasso gli occhi su ciò che stavo facendo, – ma qui ho finito e…
   – Dovevi stare lì un’ora fa. Dovevi scaricarlo tu, visto che sei da solo.
   – Non lo sapevo – ripeto, sostenendo il suo sguardo.
   – E che ci stai a fare qui?
   – Jonathan, non lo sapevo. Nessuno mi…
   – Dante, la prima cosa che dovete fare è controllare la mail. Quante volte te l’ho detto? Da quant’è che sei qui? Non sono due mesi, sono tre anni.
   Alza il volume di poco, usa parole moderate, ma allora perché mi sembra che dentro di lui ci sia un gigante di ferro pronto a schiacciarmi? Perché un’inezia come questa, che non compromette niente e nessuno, mi sembra pesare come un quintale. Un quintale che avrei dovuto sostenere io e che ora mi viene lasciato cadere in grembo come da un’enorme altezza.
   – Ok – mormoro.
   Jonathan fa una smorfia, poi mi toglie il foglio dalle mani e lo accartoccia, lanciandolo contro il cestino. Finisce più in là di mezzo metro, ma pur accorgendosene se ne va dritto verso il suo ufficio. Io mi alzo come smarrito, come sradicato, lo raccolgo e lo getto.

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7 Risposte to “Il fulmine”

  1. reginadiquadri 5 ottobre 2010 a 9:52 AM #

    Qui ci vuole una pacca sulla spalla e un sorriso 🙂

  2. utente anonimo 5 ottobre 2010 a 10:13 AM #

    …. ci sono giorni ……… Ciao Dante!!!! _maRy

  3. ImpiegataSclerata 5 ottobre 2010 a 12:05 PM #

    Ops….

  4. LaVostraProf 5 ottobre 2010 a 9:01 PM #

    Non serve a nulla, ma posso capire.Assai amaro, e ti accompagna per un po'.Un abbraccio.

  5. utente anonimo 5 ottobre 2010 a 9:55 PM #

    Capita a volte che siano in grado di farci sentire delle merdine inutili, ma sono convinta che c'è sempre un altro modo di dire le cose alla gente e che la prepotenza non è mai e dico mai la via migliore. Comunque sappi che gestisci tutto tu, se non vuoi che il suo atteggiamento ti tocchi, sorriditi da solo e ti scivolerà di dosso! Buona settimana! Sere

  6. utente anonimo 6 ottobre 2010 a 8:47 AM #

    A qualsiasi corso di gestione del personale, anche il piu' scalcinato, la prima cosa che insegnano è che la frase"ma tu quant'è che lavori qui?"è il gotha delle demotivazioni e non va detta MAI a un proprio collaboratore, MAI.

  7. verdemel4 6 ottobre 2010 a 11:58 AM #

    dai, un bel respiro e ricomincia, son cose che capitano…e poi magari era semplicemente una giornataccia per jonathan!!!

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