Imparare dagli errori

23 Lug

   – Salve.
   Il signore barbuto mi ricorda un po’ lo Ian Anderson dei tempi d’oro, piazzandomi nelle orecchie l’attacco di Aqualung per il resto della giornata. A Michele invece deve ricordargli più che altro un figlio dei fiori, per quanto poco lo guarda e per quanta insofferenza rivolge in quello sguardo.
   – Salve – gli risponde.
   – Cercavo le cartucce per una Epson Stylus.
   Mario fa per dire qualcosa, ma Michele lo precede alzando il dito verso lo scaffale: ormai non ci domandiamo neanche più perché i clienti vengano da noi prima di guardarsi in giro. No, non è vero: ce lo domandiamo tuttora e continuiamo a lamentarcene.
   – Sì, sì, lì ho già visto – si affretta a dire il fratello irsuto di John Lennon, – ma cercavo la confezione famiglia.
   L’immagine di una sorridente famiglia anni ’60 (babbo in camicia e pantaloni di lino, mamma casalinga, figlia undicenne e bambino coi pantaloncini corti) comodamente seduta su una poltrona davanti a quattro cartucce per stampanti mi attraversa il cervello come una Lamborghini sul Raccordo Anulare.
   – Cosa? – chiede Michele, esprimendo in parole il dubbio dei presenti.
   – Sa, quelle scatolette dove ci sono dentro tutti e quattro i colori, anziché uno solo.
   Ma certo, "la confezione famiglia"! L’originalità dei nostri clienti è sempre più disarmante.
   Michele torna con gli occhi al computer: – Sono finite: torni domani.
   – Ah…
   Mario guarda ripetutamente Michele e l’hippie barbuto, prima di prendere l’iniziativa. – Beh, veramente ce ne sono parecchie, in magazzino. – Lentamente, come un leone che punta una vicina preda, Michele ruota lo sguardo su Mario, che come la più inerme delle gazzelle comprende d’essere spacciato. – Sono… arrivate… col roll di oggi… – continua per inerzia, poi un attimo di pausa, e infine, prima di concludere, afferra il profondo significato della risposta di Michele, – …e sono tutte quante ancora da sistemare.
   Michele lo fissa come si fissa una nave che cola a picco. Una nave di cui non ti interessa il più assoluto dei "niente".
   – Bene, Mario – risponde con glaciale freddezza, – vai a prenderle tu, allora.
   Mario, testa china incassata nelle spalle, si volta e si dirige verso il magazzino.
   Sono dure lezioni, quelle del Centro.

*Cari tutti,

mi devo scusare per la lunga assenza di questi giorni e per frequenti salti dell’ultimo periodo. Anche se vi avevo aggiornato che il momento era cruciale, non immaginavo sarebbe stato così intenso: aver preso una laurea e aver iniziato a muovere i passi nella direzione scelta è un bell’impegno e richiede molte risorse, così tante che spesso è arduo trovare il tempo da dedicare al resto. Ho dovuto trascurare un po’ di progetti, tra cui anche "Cronache". Alcuni temo che riceveranno una riduzione molto drastica delle energie che posso dedicargli; "Cronache", per il momento, non è tra questi. Anzi, mi sto dando da fare anche per un surplus, di cui però non vi parlerò fino a che non l’avrò portato a termine – se Dio, Buddha, Allah o chi per loro vorrà.
Questi ultimi dieci giorni mi hanno visto impegnato per lo sprint finale verso la terza prova dell’Esame di Stato e poi, una volta data (e spero superata, ma ancora non si sa), per affrontare lo stress accumulato negli ultimi sei mesi che ha iniziato a precipitarmi addosso come una valanga. Ma il più è fatto! Quindi, saltando lunedì per questioni logistiche (sono fuori Roma), da martedì conto di riniziare a scrivere con un po’ più di frequenza, sperando di tornare alla pubblicazione giornaliera. Ce la farò? Lo scopriremo solo ridendo.

Vi abbraccio e vi ringrazio per il vostro continuo supporto, e anche per tutte le volte che mi brontolate di non essere assiduo come dovrei.

Un abbraccio,
Dante

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4 Risposte to “Imparare dagli errori”

  1. bjby89 24 luglio 2010 a 10:46 AM #

    si è sentita molto la tua assenza :)torna prestoSMACK

  2. LaVostraProf 24 luglio 2010 a 12:44 PM #

    Giustificazioni accettate anche senza la firma della mamma.Firmato: un'assidua compratrice di confezioni famiglia Epson stylus con l'orsetto, che, quando si fa un quarto d'ora di macchina per arrivare al centro commerciale e non le trova, si… innervosisce un pochino.Un abbraccio a Mario 😛

  3. utente anonimo 24 luglio 2010 a 1:09 PM #

    Aqualung?Aqualung, il "masterpiece" dei Jethro Tull?Userò solo una faccina per esprimermi: ^_^Uriel

  4. DanteHicks 27 luglio 2010 a 2:56 PM #

    @bjby: grazie #^__^#@ziaprof: ahahah in effeti anch'io, anche se io uso quelle con il ghepardo :)@uriel: proprio quello ^__________^

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