Le leggi della giungla (2)

7 Lug

   – E’ la triste verità – ripete Jonathan. – Ed è una questione di mentalità, appunto. Non riguarda solo noi.
   – Cosa intendi?
   Si gira per guardarmi dritto negli occhi: – Credi che funzioni così solo da noi? Solo nei centri commerciali?
   Non lo so, lo credo? Non credo.
   – Hai presente il pronto soccorso? – continua Jonathan. – Esistono quattro codici di gravità: bianco, verde, giallo e rosso, dal meno grave al più grave.
   – Sì, lo so.
   – E sai anche come viene deciso il colore da assegnare?
   Alzo le spalle: – In basse alla gravità delle condizioni del paziente?
   – No, mio caro: in base a quanto ti incazzi e a quanto rompi i coglioni.
   Guardo Jonathan scettico. Giriamo un angolo e una cliente ci chiede dove trovare videogiochi adatti al figlio di dieci anni. Gliel’indichiamo, pensando che il figlio di dieci anni sarebbe molto più felice di ricevere videogiochi non adatti alla sua età.
   – Fidati, – riprende – se dovessi andare al pronto soccorso per un problema (non che voglia tirtartela, s’intende) non ti conviene sfoggiare la tua resistenza al dolore: strilla come una scimmia e insulta fino alla morte chiunque non ti dia retta. Te lo dico per esperienza personale. Ripetuta.
   Annuisco, d’altronde non avrei bisogno di sentirmi dire qualcosa che già so, ma preferirei non saperlo. Mi chiedo se Jonathan si renda conto del paradosso in cui vive: critica un certo tipo di mentalità, ma mi consiglia di adottarla per sopravvivere. Il brutto è che ci vivo anch’io e che non ho intenzione (o la forza, o la disperazione) di andarmene. A conti fatti, se non ci svegliamo per proporre un cambiamento, questo è il mondo che ci tocca subire.
   Mi sento male.
   Anzi no.

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7 Risposte to “Le leggi della giungla (2)”

  1. Narci 7 luglio 2010 a 2:15 PM #

    Se provo ad approfondire questo pensiero e ci rifletto seriamente , viene da sentirmi male anche a me…

  2. utente anonimo 7 luglio 2010 a 3:01 PM #

    Credo sia purtroppo una mentalità piuttosto diffusa. A chiunque tu chieda, nessuno sarà mai soddisfatto del suo posto di lavoro. Eppure, a un tale grado di insoddisfazione non corrisponde mai un'altrettanta forza di cambiamento. Forse meritiamo davvero la situazione in cui ci troviamo.Bongio

  3. LaVostraProf 7 luglio 2010 a 6:58 PM #

    Eh… avevo un bel commento su tutta questa questione del fuggire e compagnia bella, ma poi ho letto l'ultima riga e mi hai fatto ridere ed è svanito tutto 🙂

  4. phoebe1976 7 luglio 2010 a 9:10 PM #

    Chi picchia per primo, picchia due volte. No?

  5. DanteHicks 8 luglio 2010 a 10:36 AM #

    @Narci: no no, meglio sentirsi bene, a prescindere che si voglia tentare o meno un cambiamento!@Bongio: verissimo… in particolare nei centri commerciali che ho visto io: tutti si lamentano, ma nessuno pensa neanche a mandare un curriculum altrove.,. nemmeno a cercarlo, un "altrove"!!!@ziaprof: meno male che riesco a far ridere, alla fine della fiera ^_^@phoebe: ehh 😐

  6. Narci 10 luglio 2010 a 2:36 PM #

    Il fatto che nessuno pensi a cercare un altrove nonostante le lamentele secondo me è che tanto anche se trovassimo un miliardo di " altrove " non saremmo soddisfatti nemmeno li perchè basta anche solo confrontare le nostre diverse esperienze per capre che in ogni posto ci sono dei problemi che a volte vanno solo affrontati con serenità pensando a chi sta a casa e a fine mese si dispera perchè non sa come fare e che darebbe un pezzo di sé pur di averceli certi problemi.. io ultimamente misono trovata a osservare certe situazioni che mi fanno sentire fortunata e mi hanno fatto desistere da cercare a tutti costi un'alternativa a quello che faccio. Mi capita di contraddirmi a volte.. perchè come per esempio in questo periodo non so che darei per fare altro ma poi mi guardo intorno e mi domando " e se facessi altro,anche trovando altro , trovando la forza di cercare altro e non arrendersi alle prime porte chiuse… poi come ci stare in questo altro ? " Oscillo a volte tra questo desiderio di altro e la consapevolezza che forse è bene tenersi stretto il posto che si ha.. non lo so , non lo so proprio..

  7. DanteHicks 12 luglio 2010 a 9:57 AM #

    @Narci: sono d'accordo con la tua posizione, molto. In aggiunta mi piace citare Max Gazzè quando dice che "non esistono lavori noiosi" ma che "l'obbligo di farli ci rivela il contrario". Fa bene chi, come te, valuta positività e negatività di un lavoro e si rende conto, con coscenziosità, che non ne troverà mai uno tutto rose e fiori, che i problemi ci sono sempre e che vanno affrontati. Fa meno bene (ed è a loro che mi riferivo col mio commento) chi si lamenta per mestiere, non alzando un dito per migliorare la propria condizione, foss'anche prendere e andare in un altro posto (o anche solo cercarlo, per valutare le opportunità), dove magari avrà comunque problemi, ma dove la situazione sarà più adatta a lui, permettendosi di disporre di una visione delle cose pari alla tua.Comunque è una vera soddisfazione quando i vostri post stimolano riflessioni così interessanti tra me e voi, ma soprattutto tra voi e voi, dato che io non posso negare il vantaggio derivato dall'essere il blogger di questo spazio :)Un abbraccio,Dante

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