Commessi antistress (1)

8 Mar

   La verità è che lamentarsi piace, soprattutto se c’è qualcuno che, per contratto, è praticamente costretto ad ascoltarti.
   Immagino sempre come dev’essere andata. La mattina comincia con una sveglia più rumorosa del solito, che ha avuto la cattiva idea di suonare nel bel mezzo di un sogno a base di sabbia, mare e il o la partner perfetta (chessò, Angelina Jolie, o Brad Pitt, o tutti e due insieme). Per di più è una di quelle mattine strane, col cielo sereno ma senza sole, dove l’aria sembra immobile, le persone si muovono ma nessuno ha realmente consapevolezza di andare da qualche parte, come se il sogno in qualche modo continuasse – ma come se dalla spiaggia si fosse passati al suburbano. Poi si inizia davvero e la macchina inizia a fare storie, ché "è da un mese che la devi potare dal meccanico e te lo dico ogni giorno io ma tu niente", critica il vostro ben più realistico partner. Alla fine, ahimé, al lavoro ci arrivi comunque e oggi pare che tutti si siano messi d’accordo per irritarti con richieste assurde e atteggiamenti insopportabili. La pausa caffè non te la godi, grazie al barista che aveva chissà cosa in testa e che ti fa un caffè pessimo, al vetriolo. Chiudi i conti in ufficio, naturalmente in ritardo grazie a quell’inetto del tuo collega, e te ne torni a casa col traffico delle 20, aspettandoti l’insana dose serale d’isterismo familiare.
   E in tutto questo, mio malgrado, subentriamo noi, come dei logori antistress a cui mollare qualche lagna per scaricarsi un po’. Tanto non siamo veri e propri esseri umani: siamo commessi.
   – Voglio quel Samsung.
   – Quello in esposizione è l’ultimo modello rimastoci, signore. Le va bene?
   – Ma com’è possibile!? L’ultimo? E’ incredibile!
   – Succede…
   – Certo, e proprio oggi doveva succedere. Quand’è che tornano?
   – Non saprei. Può provare la prossima settimana.
   – "Non saprei"?! Ma come sarebbe a dire "non saprei"?! Guardi che mica posso venire qui ogni giorno, eh. Io lavoro come tutti, mi spacco la schiena in ufficio, non posso venire qui quando mi pare. E se poi torno e non vi è ancora arrivato, che faccio? Aspetto un’altra settimana? Ma si rende conto?
   – Non so che dirle, signore.
   – Ah, non sa che dirmi? Le dico io una cosa: mi faccia parlare col suo superiore.
   Ma perché proprio io?

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5 Risposte to “Commessi antistress (1)”

  1. utente anonimo 8 marzo 2010 a 4:52 PM #

    io, da quando leggo il tuo blog, sono più buona con i commessi!! e più solidale con una mia carissima amica che è appunto commessa!!!
    blog-progresso?

  2. utente anonimo 8 marzo 2010 a 4:59 PM #

    …vedo la tua aureola da quaggiù…

  3. utente anonimo 8 marzo 2010 a 6:39 PM #

    "Il mio superiore è impegnato, ma se vuole può chiedere udienza al mio posteriore. E' lo stesso?"
    B.

  4. utente anonimo 9 marzo 2010 a 1:50 AM #

    adoro quando vogliono parlare con un superiore. almeno se li becca lui.

  5. utente anonimo 9 marzo 2010 a 10:02 AM #

    Purtroppo la gente non ha mai ben chiara la differenza tra "lavorare per" e "servire". Molti hanno un concetto di "servitù" legato al millennio scorso, e lo fanno pesare sugli incolpevoli commessi.

    P.S. lurko qui da anni, ma ora faccio outing e ti inizio a commentare. Grazie, Dante, per i piccoli spaccati della vita di ogni giorno!

    Sa30a

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