Fermarsi e guardarsi (3)

27 Nov

   – E tu?
   Tiro su le ultime gocce di aranciata, facendola gorgogliare attraverso la cannuccia. Il sole tiepido riscalda i dieci minuti di pausa fuori dal Centro, ma il freddo intacca comunque le dita di Sara, non coperte dai miei mezzi guanti neri.
   Deglutisco. Il sapore frizzante scema velocemente giù per la gola, mentre guardo da un’altra parte liberando dalla bocca una nuvoletta di fiato.
   – Non lo so.
   Sara, seduta accanto a me sul muretto dell’ingresso, arriccia le labbra e storce il naso, inclinando la testa su un lato per guardarmi meglio. – Pensavo gli avessi detto "lo so".
   Sorrido. – Scema.
   Sorride. Poi torniamo al silenzio delle porte automatiche che scorrono, delle foglie secche calpestate, delle ruote dei carrelli sull’asfalto. Torniamo all’immobilità delle macchine sul viale, dei passanti lungo il marciapiede, degli uccelli sopra le nostre teste.
   Sara tossisce e sfrega di nuovo le mani, e io mi sento come in dovere di dire qualcosa.
   – Quello che ha detto, quello che dice Jonathan, è giusto. Lo so (e dico davvero: lo so). Ma non mi basta sapere, capisci?
   Sara annuisce in silenzio: capisce.
   – Certe cose le so – continuo, – ma saperle non basta quando senti, quando percepisci la realtà in un modo diverso. Posso capire tutto quello che mi viene detto (perché sono cose che mi dico anch’io), ma non basta capire, se non senti anche.
   Non la guardo, parlo e non la guardo. Forse è per questo che Sara, con un saltello, scende dal muretto e poggia i gomiti sulle mie ginocchia, fissandomi dal basso con i suoi occhi profondi. Io continuo a non guardarla.
   – Sono consapevole di tutto questo, e… Vedi, non mi basta quello che so, perché io conosco la mia storia di vita: so com’è andata! So perché ci ho messo tutto questo tempo a laurearmi, so perché sono arrivato solo a questo livello, mentre potrei essere a un livello nettamente superiore. So cosa ho vissuto, so cosa ho fatto e, diamine, se qualcuno venisse a raccontarmi la sua storia e mi dicesse che ha fatto tutte le cose che ho fatto io e che gli sono capitate tutte le cose che sono capitate a me, beh, lo giustificherei! Capisci? Direi: "Cavolo! Certo che sei arrivato a questo punto solo adesso e con queste capacità: cos’altro potresti pretendere, d’altronde? Non vedi tutte le cose che hai fatto finora?". Lo giustificherei! …ma per me non è lo stesso. Capisci? Giustificherei chiunque avesse fatto le cose che ho fatto io, ma non me stesso. Non giustifico me stesso. Non me stesso.
   Silenzio. Adesso la guardo negli occhi. Non aspetto niente, non c’è niente da aspettare. E’ tutto così chiaro, lo era anche prima, e l’inevitabilità di questa situazione, lo so, ancora una volta mi sta calando addosso come un pesante manto invisibile.
   – Tu non devi giustificarti – dice d’un tratto. Non colgo subito il senso, ma non mi dà il tempo di chiedere. – Dante, tu hai fatto delle cazzate. Non devi giustificarti: hai fatto delle cazzate. – Arriva come un maglio sulla faccia, come uno schiaffo d’aria gelida sulla guancia, ma non distolgo lo sguardo di un solo millimetro. – Hai sbagliato, hai commesso degli errori, come tutti noi, ma non serve, non devi giustificarti. Devi perdonarti. – E qualcosa mi toglie l’aria dalla gola, per un attimo. Forse lo nota, non lo so, perché mi prende la testa tra le mani e io non so fare altro che lasciargliela prendere. – Hai fatto delle cazzate, punto. Non ti giustificare, non cercare delle giustificazioni per questo, non ce ne sono, non servono. Semplicemente… perdonati, e basta.
   Fine. Mi tiene così ancora un attimo, poi mi lascia andare. Io ho in gola "Il perdono è un’invenzione del cristianesimo", una frase che ho sentito qualche anno fa. Ce l’ho in gola, ce l’ho lì, ce l’ho pronta, la sento già nelle orecchie e già il pensiero sta per domandarsi dove cazzo abbia tirato fuori, Sara, quella storia del perdono; e la lingua freme, perché prima che io lo sappia vorrebbe dire che a me, quella roba, sembra quasi un sermone da prete (e lo fate a me? che non sono nemmeno battezzato?). E sto per dirlo, sto per dire che "Il perdono è un’invenzione del cristianesimo" e che io…
   Non so perdonarmi?
   Sento l’odore di una sigaretta e l’aria sulla faccia, gli occhi si arrossano e guardo una cicca spenta poco più in là e faccio uno sforzo terribile, terribile per tenere quello che c’è dietro agli occhi. "Questa l’ho sentita" penso, e questo sforzo terribile è come un blocco di cemento nello stomaco, o forse come una densa pasta che mi riempie la pancia, che si muove piano, lenta, misurata. "Questa l’ho sentita" mi dico, e mi porto una mano alla bocca e inizio a mordicchiarmi una parte del dito che non so neanche come si chiami e Sara mi lascia fare finché non me ne accorgo e libero il dito dalla morsa.
   La guardo.
   – Questa l’ho sentita – sorrido, e mi sa che mi scende pure una lacrima e dirò che è colpa del freddo e ci rideremo su.
   Questa, ragazzi, l’ho sentita.

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26 Risposte to “Fermarsi e guardarsi (3)”

  1. utente anonimo 27 novembre 2009 a 1:34 PM #

    Pensavo… Dante, a che punto è il libro?
    yfede

  2. utente anonimo 27 novembre 2009 a 1:34 PM #

    Pensavo… Dante, a che punto è il libro?
    yfede

  3. utente anonimo 27 novembre 2009 a 1:34 PM #

    Pensavo… Dante, a che punto è il libro?
    yfede

  4. LaVostraProf 27 novembre 2009 a 1:48 PM #

    "Capisci? Giustificherei chiunque avesse fatto le cose che ho fatto io, ma non me stesso"
    Bene, tu ti conosci, e probabilmente sai che avresti potuto fare di più. Anch’io probabilmente avrei potuto fare di più. Non so… Che è? Sindrome da onnipotenza (di nuovo un’invenzione cristiana)? Devo vivere per fare di più di quello che?
    Certo, mi viene il nervoso se vedo un ragazzino che sta buttando via gli anni di scuola senza ricavarne niente, ma so che può diventare una bella persona ugualmente. Anche se magari spreca i suoi talenti (e questa, senza nemmeno punto interrogativo, è di nuovo un’invenzione cristiana).
    E se non vuoi perdonarti, bene, non perdonarti.
    Ma puoi accettare di essere quello che sei, no?
    Voglio dire, persino qui dal blog appare chiaro che sei una persona che vale la pena di incontrare. E tu incontri te stesso tutti i giorni, sei fortunato.

    Sta’ bene.

  5. LaVostraProf 27 novembre 2009 a 1:48 PM #

    "Capisci? Giustificherei chiunque avesse fatto le cose che ho fatto io, ma non me stesso"
    Bene, tu ti conosci, e probabilmente sai che avresti potuto fare di più. Anch’io probabilmente avrei potuto fare di più. Non so… Che è? Sindrome da onnipotenza (di nuovo un’invenzione cristiana)? Devo vivere per fare di più di quello che?
    Certo, mi viene il nervoso se vedo un ragazzino che sta buttando via gli anni di scuola senza ricavarne niente, ma so che può diventare una bella persona ugualmente. Anche se magari spreca i suoi talenti (e questa, senza nemmeno punto interrogativo, è di nuovo un’invenzione cristiana).
    E se non vuoi perdonarti, bene, non perdonarti.
    Ma puoi accettare di essere quello che sei, no?
    Voglio dire, persino qui dal blog appare chiaro che sei una persona che vale la pena di incontrare. E tu incontri te stesso tutti i giorni, sei fortunato.

    Sta’ bene.

  6. LaVostraProf 27 novembre 2009 a 1:48 PM #

    "Capisci? Giustificherei chiunque avesse fatto le cose che ho fatto io, ma non me stesso"
    Bene, tu ti conosci, e probabilmente sai che avresti potuto fare di più. Anch’io probabilmente avrei potuto fare di più. Non so… Che è? Sindrome da onnipotenza (di nuovo un’invenzione cristiana)? Devo vivere per fare di più di quello che?
    Certo, mi viene il nervoso se vedo un ragazzino che sta buttando via gli anni di scuola senza ricavarne niente, ma so che può diventare una bella persona ugualmente. Anche se magari spreca i suoi talenti (e questa, senza nemmeno punto interrogativo, è di nuovo un’invenzione cristiana).
    E se non vuoi perdonarti, bene, non perdonarti.
    Ma puoi accettare di essere quello che sei, no?
    Voglio dire, persino qui dal blog appare chiaro che sei una persona che vale la pena di incontrare. E tu incontri te stesso tutti i giorni, sei fortunato.

    Sta’ bene.

  7. Puzzo 27 novembre 2009 a 1:57 PM #

    Periodo di somme anche per te…

    io che oggi compio 20 mesi sto facendo il punto.

    (contiuo a leggerti anche se posto poco ;-( )

  8. Puzzo 27 novembre 2009 a 1:57 PM #

    Periodo di somme anche per te…

    io che oggi compio 20 mesi sto facendo il punto.

    (contiuo a leggerti anche se posto poco ;-( )

  9. Puzzo 27 novembre 2009 a 1:57 PM #

    Periodo di somme anche per te…

    io che oggi compio 20 mesi sto facendo il punto.

    (contiuo a leggerti anche se posto poco ;-( )

  10. utente anonimo 27 novembre 2009 a 3:50 PM #

    Sento di non poter giudicare la sostanza, temo mi manchi troppo per poterlo fare. Quanto allo stile, invece, dico che un Dante così è una penna davvero invidiabile.

    Bongio

  11. utente anonimo 27 novembre 2009 a 3:50 PM #

    Sento di non poter giudicare la sostanza, temo mi manchi troppo per poterlo fare. Quanto allo stile, invece, dico che un Dante così è una penna davvero invidiabile.

    Bongio

  12. utente anonimo 27 novembre 2009 a 3:50 PM #

    Sento di non poter giudicare la sostanza, temo mi manchi troppo per poterlo fare. Quanto allo stile, invece, dico che un Dante così è una penna davvero invidiabile.

    Bongio

  13. utente anonimo 28 novembre 2009 a 10:36 AM #

    Il passato è passato, non ci sono "se" e non ha senso torturarsi pronunciandoli. Il passato è un insieme di situazioni che ti ha portato qui e ora. Lascia stare il perdono, è un’invenzione dei preti (dove l’ho già sentita questa?), smetti di giudicarti. Non esiste peggior giudice di se stessi.
    Decidi se la laurea è quello che ti serve o no, fai quello che ti piace e non giudicarti se pensi che non sia abbastanza nobile. La fine dell’università non è la chiusura di un ciclo, l’inizio del periodo in cui devi crescere e fare qualcosa d’importante, e per questo è sempre meglio posticiparlo, consciamente o meno. Segui il tuo cuore, ma non come frase fatta, ma come pensiero. Prenditi ciò che ti spetta, ciò che ti porta gioia, e abbandona ciò che ti porta sofferenza, ma non scambiare sofferenza con paura. Se lasci qualcosa per paura, non preoccuparti che prima o poi te la ritrovi davanti.
    Un abbraccio

    Andrea

    PS: non sarai così egocentrico da credere di essere il solo in questa situazione, vero? πŸ™‚

  14. utente anonimo 28 novembre 2009 a 10:36 AM #

    Il passato è passato, non ci sono "se" e non ha senso torturarsi pronunciandoli. Il passato è un insieme di situazioni che ti ha portato qui e ora. Lascia stare il perdono, è un’invenzione dei preti (dove l’ho già sentita questa?), smetti di giudicarti. Non esiste peggior giudice di se stessi.
    Decidi se la laurea è quello che ti serve o no, fai quello che ti piace e non giudicarti se pensi che non sia abbastanza nobile. La fine dell’università non è la chiusura di un ciclo, l’inizio del periodo in cui devi crescere e fare qualcosa d’importante, e per questo è sempre meglio posticiparlo, consciamente o meno. Segui il tuo cuore, ma non come frase fatta, ma come pensiero. Prenditi ciò che ti spetta, ciò che ti porta gioia, e abbandona ciò che ti porta sofferenza, ma non scambiare sofferenza con paura. Se lasci qualcosa per paura, non preoccuparti che prima o poi te la ritrovi davanti.
    Un abbraccio

    Andrea

    PS: non sarai così egocentrico da credere di essere il solo in questa situazione, vero? πŸ™‚

  15. utente anonimo 28 novembre 2009 a 10:36 AM #

    Il passato è passato, non ci sono "se" e non ha senso torturarsi pronunciandoli. Il passato è un insieme di situazioni che ti ha portato qui e ora. Lascia stare il perdono, è un’invenzione dei preti (dove l’ho già sentita questa?), smetti di giudicarti. Non esiste peggior giudice di se stessi.
    Decidi se la laurea è quello che ti serve o no, fai quello che ti piace e non giudicarti se pensi che non sia abbastanza nobile. La fine dell’università non è la chiusura di un ciclo, l’inizio del periodo in cui devi crescere e fare qualcosa d’importante, e per questo è sempre meglio posticiparlo, consciamente o meno. Segui il tuo cuore, ma non come frase fatta, ma come pensiero. Prenditi ciò che ti spetta, ciò che ti porta gioia, e abbandona ciò che ti porta sofferenza, ma non scambiare sofferenza con paura. Se lasci qualcosa per paura, non preoccuparti che prima o poi te la ritrovi davanti.
    Un abbraccio

    Andrea

    PS: non sarai così egocentrico da credere di essere il solo in questa situazione, vero? πŸ™‚

  16. DanteHicks 28 novembre 2009 a 1:13 PM #

    Vorrei rispondere a tutti, ma sarebbero così tante risposte e così lunghe che forse è meglio scrivere solo la conclusione di ciascuna: grazie πŸ™‚

    L’episodio descritto negli ultimi 3 post è stato… toccante. Un’esperienza emozionale correttiva capace di darmi una nuova prospettiva, cambiandone una lunga una vita. Se è vero che non si cambia dall’oggi al domani, è altrettanto vero che il vero cambiamento inizia con una pallina di neve e finisce con una valanga che dà una nuova forma al paesaggio. Io penso di aver gettato la pallina e la sento già crescere.

    Non (mi) do altre spiegazioni: i perché mi interessano sempre meno dei come. Ma vi ringrazio tanto per la partecipazione, che sempre un po’ mi sorprende, perché l’intento iniziale di questo blog era semplicemente quello di riportare episodi di paradossali giornate lavorative. Ma dopo quasi due anni ci possiamo pure permettere che, se non gli intenti, i contenuti si arricchiscano un po’, no? πŸ™‚

    Per yfede (e per chi se lo chiede) (cioè anche per me, perché me lo chiedo anch’io): ho inviato il manoscritto a una decina di editori e piano piano ne invierò altri (stamparlo e inviarlo costa un bel po’!). E’ una versione che arriva più o meno fino alla fine dello scorso anno, completamente rivista e corretta poiché in quasi due anni ho imparato e studiato un po’ di cosine che mi hanno aiutato a scirvere meglio, permettendomi di rendere il tutto più scorrevole, chiaro e piacevole.
    Dicono che ci vogliono dai 4 ai 12 mesi prima di una risposta: campa cavallo! Aspettiamo fiduciosi πŸ™‚

    Vi abbraccio,
    Dante

  17. DanteHicks 28 novembre 2009 a 1:13 PM #

    Vorrei rispondere a tutti, ma sarebbero così tante risposte e così lunghe che forse è meglio scrivere solo la conclusione di ciascuna: grazie πŸ™‚

    L’episodio descritto negli ultimi 3 post è stato… toccante. Un’esperienza emozionale correttiva capace di darmi una nuova prospettiva, cambiandone una lunga una vita. Se è vero che non si cambia dall’oggi al domani, è altrettanto vero che il vero cambiamento inizia con una pallina di neve e finisce con una valanga che dà una nuova forma al paesaggio. Io penso di aver gettato la pallina e la sento già crescere.

    Non (mi) do altre spiegazioni: i perché mi interessano sempre meno dei come. Ma vi ringrazio tanto per la partecipazione, che sempre un po’ mi sorprende, perché l’intento iniziale di questo blog era semplicemente quello di riportare episodi di paradossali giornate lavorative. Ma dopo quasi due anni ci possiamo pure permettere che, se non gli intenti, i contenuti si arricchiscano un po’, no? πŸ™‚

    Per yfede (e per chi se lo chiede) (cioè anche per me, perché me lo chiedo anch’io): ho inviato il manoscritto a una decina di editori e piano piano ne invierò altri (stamparlo e inviarlo costa un bel po’!). E’ una versione che arriva più o meno fino alla fine dello scorso anno, completamente rivista e corretta poiché in quasi due anni ho imparato e studiato un po’ di cosine che mi hanno aiutato a scirvere meglio, permettendomi di rendere il tutto più scorrevole, chiaro e piacevole.
    Dicono che ci vogliono dai 4 ai 12 mesi prima di una risposta: campa cavallo! Aspettiamo fiduciosi πŸ™‚

    Vi abbraccio,
    Dante

  18. DanteHicks 28 novembre 2009 a 1:13 PM #

    Vorrei rispondere a tutti, ma sarebbero così tante risposte e così lunghe che forse è meglio scrivere solo la conclusione di ciascuna: grazie πŸ™‚

    L’episodio descritto negli ultimi 3 post è stato… toccante. Un’esperienza emozionale correttiva capace di darmi una nuova prospettiva, cambiandone una lunga una vita. Se è vero che non si cambia dall’oggi al domani, è altrettanto vero che il vero cambiamento inizia con una pallina di neve e finisce con una valanga che dà una nuova forma al paesaggio. Io penso di aver gettato la pallina e la sento già crescere.

    Non (mi) do altre spiegazioni: i perché mi interessano sempre meno dei come. Ma vi ringrazio tanto per la partecipazione, che sempre un po’ mi sorprende, perché l’intento iniziale di questo blog era semplicemente quello di riportare episodi di paradossali giornate lavorative. Ma dopo quasi due anni ci possiamo pure permettere che, se non gli intenti, i contenuti si arricchiscano un po’, no? πŸ™‚

    Per yfede (e per chi se lo chiede) (cioè anche per me, perché me lo chiedo anch’io): ho inviato il manoscritto a una decina di editori e piano piano ne invierò altri (stamparlo e inviarlo costa un bel po’!). E’ una versione che arriva più o meno fino alla fine dello scorso anno, completamente rivista e corretta poiché in quasi due anni ho imparato e studiato un po’ di cosine che mi hanno aiutato a scirvere meglio, permettendomi di rendere il tutto più scorrevole, chiaro e piacevole.
    Dicono che ci vogliono dai 4 ai 12 mesi prima di una risposta: campa cavallo! Aspettiamo fiduciosi πŸ™‚

    Vi abbraccio,
    Dante

  19. utente anonimo 29 novembre 2009 a 11:39 PM #

    Sperando di fare cosa gradita a Dante e ai suoi lettori, ho aperto su Facebook il gruppo dei lettori di "Cronache di un lavoro qualunque".
    yfede

  20. utente anonimo 29 novembre 2009 a 11:39 PM #

    Sperando di fare cosa gradita a Dante e ai suoi lettori, ho aperto su Facebook il gruppo dei lettori di "Cronache di un lavoro qualunque".
    yfede

  21. utente anonimo 29 novembre 2009 a 11:39 PM #

    Sperando di fare cosa gradita a Dante e ai suoi lettori, ho aperto su Facebook il gruppo dei lettori di "Cronache di un lavoro qualunque".
    yfede

  22. DanteHicks 30 novembre 2009 a 1:49 PM #

    @yfede: caspita, sono imbarazzatissimo #^__^# Per me non ci sono problemi, naturalmente πŸ™‚ Se mi dai una tua email o un contatto (anche tramite un commento, non lo pubblico) ti mando delle cosine.

    @Alessia: grazie πŸ™‚

  23. DanteHicks 30 novembre 2009 a 1:49 PM #

    @yfede: caspita, sono imbarazzatissimo #^__^# Per me non ci sono problemi, naturalmente πŸ™‚ Se mi dai una tua email o un contatto (anche tramite un commento, non lo pubblico) ti mando delle cosine.

    @Alessia: grazie πŸ™‚

  24. DanteHicks 30 novembre 2009 a 1:49 PM #

    @yfede: caspita, sono imbarazzatissimo #^__^# Per me non ci sono problemi, naturalmente πŸ™‚ Se mi dai una tua email o un contatto (anche tramite un commento, non lo pubblico) ti mando delle cosine.

    @Alessia: grazie πŸ™‚

  25. Anonimo 30 novembre 2009 a 2:53 PM #
  26. Anonimo 1 dicembre 2009 a 8:17 AM #

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