Fermarsi e guardarsi (2)

26 Nov

   – Che intendi?
   Jonathan alza le spalle e inarca le sopracciglia, ironico. – Secondo te?
   Mi passo una mano tra i capelli. Lo sguardo mi cade sui due rotoli di bollini poco più in là, sotto l’enorme scaffale metallico. Mi chino a raccoglierli.
   – Non so. Cioè, non capisco – rispondo. – Vuoi dire che non sono soddisfatto?
   – Perché, lo sei?
   Ridacchio: – Di questo lavoro?
   Jonathan si avvicina di un altro paio di passi. Evito il suo sguardo. Mi sento terribilmente giudicato, anzi, attaccato, con le spalle al muro. Perché diamine mi sta mettendo con le spalle al muro? Cosa vuole?
   Punto gli occhi sui suoi, per sostenere la sfida. Risponde con una risoluta calma serena. E’ qui, davanti a me, in piedi, le braccia lungo i fianchi, che aspetta solo una mia risposta. Ma gli ho già risposto, no?
   – Beh? – chiedo.
   – Non volevo sapere se sei soddisfatto di questo lavoro. Volevo sapere se sei soddisfatto di te stesso, in questo periodo.
   – Ma perché? Cioè, in che senso? Insomma… Ma che vuoi?!
   L’ultima sillaba è un acuto stridente che immagino lo colpisca in mezzo agli occhi. Lui non ribatte, ma pensa qualcosa, lo so. Cosa? Perché mi fa queste domande senza senso? O sono io che non capisco? O che non voglio…
   – No – rispondono le mie labbra, aiutate dalla lingua, mentre gli occhi precipitano a terra.
   "No?", pare dire Jonathan con la sua espressione.
   – No – ripeto, – non sono soddisfatto.
   Un attimo di silenzio. Mi sembra che annuisca, ma non lo sto guardando. Ormai, comunque, ho iniziato.
   – Non sono soddisfatto. Ho degli obiettivi che non riesco a raggiungere, perché sono… Voglio dire, non è che sono troppo alti, non credo, almeno. E’ che… sono io ad essere troppo in basso, capisci? – E a me sembra che capisca. Non dice niente, non fa niente, ma mi sembra che capisca, che ci sia un capire generale, anche se l’unico che non capisce sono io. – Cioè, io lo so (razionalmente, dico) che sono a un livello discreto, ma non mi basta. Non mi sembra abbastanza, non è abbastanza, capisci? Ma non perché potrei fare di più, ma perché avrei dovuto fare di più. E adesso non so come recuperare. Mi sembra impossibile, anzi. Mi sembra…
   Mi fermo, scuoto la testa, alzo una mano come per afferrare qualcosa, ma poi la lascio cadere. "Non lo so, non lo so cosa mi sembra", tento di dire, ma resto solo a scuotere la testa.
   Nella stanza rimaniamo solo io, un pezzo di pavimento e i nostri respiri. Passo una mano sul collo, poi le apro entrambe coi palmi verso l’alto, stringendomi nelle spalle. Non lo vedo muoversi; mi accorgo che mi ha messo una mano sulla spalla solo quando la stringe.
   – Stai cercando di essere perfetto?
   Scuoto la testa. – So di non esserlo, so che è impossibile. Ma non mi interessa, non è quello.
   – E allora perché ci stai provando?
   – No! E’ che… – comincio, ma la realtà è che non lo so. – Non lo so.
   Jonathan mi abbraccia con la sua voce calda. – Inizia a riconoscere i tuoi meriti. Inizia a vedere quello che fai, non quello che ti manca da fare. Stai salendo una scala, ma sei troppo preoccupato di vedere quanta strada hai da fare, senza guardare quanta strada hai fatto. Dovresti girarti ogni tanto e dare un’occhiata, altrimenti penserai sempre e solo alla fatica, sempre e solo a quanto c’è da fare, e non ti riconoscerai mai i meriti per ciò che hai fatto. Meriti che ti spettano di diritto.
   Lo guardo. Guardo il pavimento. Lo guardo.
   Lo so.
   – Lo so.
   Lo so.

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18 Risposte to “Fermarsi e guardarsi (2)”

  1. Samirah 26 novembre 2009 a 11:28 AM #

    Sai qual’è la domanda che arriva subito dopo nella mia mente?
    Se i miei sforzi per sentirmi soddisfatta riguardano veramente me o sono piuttosto un accondiscendere le aspettative altrui.
    Pensavo fosse facile distinguere le due cose, ma forse anno dopo anno sono riuscita a confonderle, a giustificare le une con le altre.
    Sono due notti che non faccio che sognare che due maledetti esami che mi mancano alla laurea, eppure sento di non avere la minima voglia di farli.
    Alla fin fine, anch’io non faccio che ripetere "Lo so", ma non lo so…

  2. Samirah 26 novembre 2009 a 11:28 AM #

    Sai qual’è la domanda che arriva subito dopo nella mia mente?
    Se i miei sforzi per sentirmi soddisfatta riguardano veramente me o sono piuttosto un accondiscendere le aspettative altrui.
    Pensavo fosse facile distinguere le due cose, ma forse anno dopo anno sono riuscita a confonderle, a giustificare le une con le altre.
    Sono due notti che non faccio che sognare che due maledetti esami che mi mancano alla laurea, eppure sento di non avere la minima voglia di farli.
    Alla fin fine, anch’io non faccio che ripetere "Lo so", ma non lo so…

  3. Samirah 26 novembre 2009 a 11:28 AM #

    Sai qual’è la domanda che arriva subito dopo nella mia mente?
    Se i miei sforzi per sentirmi soddisfatta riguardano veramente me o sono piuttosto un accondiscendere le aspettative altrui.
    Pensavo fosse facile distinguere le due cose, ma forse anno dopo anno sono riuscita a confonderle, a giustificare le une con le altre.
    Sono due notti che non faccio che sognare che due maledetti esami che mi mancano alla laurea, eppure sento di non avere la minima voglia di farli.
    Alla fin fine, anch’io non faccio che ripetere "Lo so", ma non lo so…

  4. utente anonimo 26 novembre 2009 a 11:48 AM #

    Poetico. Mi è arrivato in un momento in cui mi serviva proprio smettere di pensare alla fatica e guardare dove sono arrivata. Grazie!
    Diadhuit

  5. utente anonimo 26 novembre 2009 a 11:48 AM #

    Poetico. Mi è arrivato in un momento in cui mi serviva proprio smettere di pensare alla fatica e guardare dove sono arrivata. Grazie!
    Diadhuit

  6. utente anonimo 26 novembre 2009 a 11:48 AM #

    Poetico. Mi è arrivato in un momento in cui mi serviva proprio smettere di pensare alla fatica e guardare dove sono arrivata. Grazie!
    Diadhuit

  7. littlecaesar 26 novembre 2009 a 12:00 PM #

    Non sapevo che anche Jonathan fosse laureato in psicologia ๐Ÿ˜‰

  8. littlecaesar 26 novembre 2009 a 12:00 PM #

    Non sapevo che anche Jonathan fosse laureato in psicologia ๐Ÿ˜‰

  9. littlecaesar 26 novembre 2009 a 12:00 PM #

    Non sapevo che anche Jonathan fosse laureato in psicologia ๐Ÿ˜‰

  10. LaVostraProf 26 novembre 2009 a 1:04 PM #

    Se fossi un mio alunno, ti avrei preso per il collo e ti avrei scosso un po’.
    E comunque, io imparai a leggere e a scrivere spiando nella cucina di mia nonna, che aveva il televisore e che seguiva un signore bruno mentre faceva disegnini sulla lavagna e scriveva le parole).
    E intanto imparava mia nonna.
    Se ce l’ha fatta lei…

    (grande Jonathan, come fari senza di lui, quando sarà il momento di spiccare il volo?)

  11. LaVostraProf 26 novembre 2009 a 1:04 PM #

    Se fossi un mio alunno, ti avrei preso per il collo e ti avrei scosso un po’.
    E comunque, io imparai a leggere e a scrivere spiando nella cucina di mia nonna, che aveva il televisore e che seguiva un signore bruno mentre faceva disegnini sulla lavagna e scriveva le parole).
    E intanto imparava mia nonna.
    Se ce l’ha fatta lei…

    (grande Jonathan, come fari senza di lui, quando sarà il momento di spiccare il volo?)

  12. LaVostraProf 26 novembre 2009 a 1:04 PM #

    Se fossi un mio alunno, ti avrei preso per il collo e ti avrei scosso un po’.
    E comunque, io imparai a leggere e a scrivere spiando nella cucina di mia nonna, che aveva il televisore e che seguiva un signore bruno mentre faceva disegnini sulla lavagna e scriveva le parole).
    E intanto imparava mia nonna.
    Se ce l’ha fatta lei…

    (grande Jonathan, come fari senza di lui, quando sarà il momento di spiccare il volo?)

  13. utente anonimo 26 novembre 2009 a 8:35 PM #

    credo che il tuo sia un problema di molto, se problema vogliamo chiamarlo
    sottovalutarsi, ecco cos’è …. ed invece, molto spesso, le cose che si sono fatte e le mete già raggiunte sono importanti magari ancora più di ciò che si pensa non si arriverà mai a fare
    quoto Jonathan ๐Ÿ™‚

  14. utente anonimo 26 novembre 2009 a 8:35 PM #

    credo che il tuo sia un problema di molto, se problema vogliamo chiamarlo
    sottovalutarsi, ecco cos’è …. ed invece, molto spesso, le cose che si sono fatte e le mete già raggiunte sono importanti magari ancora più di ciò che si pensa non si arriverà mai a fare
    quoto Jonathan ๐Ÿ™‚

  15. utente anonimo 26 novembre 2009 a 8:35 PM #

    credo che il tuo sia un problema di molto, se problema vogliamo chiamarlo
    sottovalutarsi, ecco cos’è …. ed invece, molto spesso, le cose che si sono fatte e le mete già raggiunte sono importanti magari ancora più di ciò che si pensa non si arriverà mai a fare
    quoto Jonathan ๐Ÿ™‚

  16. utente anonimo 27 novembre 2009 a 3:00 AM #

    Cavolo mi sono venuti i lacrimoni alla fine del post…grazie a Jonathan e grazie a te.

  17. utente anonimo 27 novembre 2009 a 3:00 AM #

    Cavolo mi sono venuti i lacrimoni alla fine del post…grazie a Jonathan e grazie a te.

  18. utente anonimo 27 novembre 2009 a 3:00 AM #

    Cavolo mi sono venuti i lacrimoni alla fine del post…grazie a Jonathan e grazie a te.

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