Alla ricerca del tempo perduto

9 Apr

   Esco distrutto dallo stanzino, le mani intorpidite, le ginocchia cigolanti: se Dio avesse davvero voluto punire Adamo ed Eva li avrebbe messi a bollinare i DVD. Ma non è Dio ad avercela con me, e il rumore dei passi sul pavimento sporco suona come una eco distante, ma molto più vicina di quanto non sembri.

   Tornare dalle vacanze è una punizione, ma questo l’ho già detto così tante volte che ormai mi annoio da solo. E poi non mi andava così male, stamani: avrei lavorato parecchio, ma attaccavo alle 11 ed ero sereno e riposato.
   Appena entrato in negozio respirai un’aria fresca e pulita. Avevo quella sensazione che si prova il primo giorno di un nuovo anno delle superiori, quando sai bene cosa ti aspetta però, chissà perché, ti sembra tutto insolito, tutto diverso, e uno slancio di ottimismo accompagna quella prima giornata.
   Jonathan mi dava le spalle e io ne avevo approfittato per fargli un sorpresa.
   – Buh!
   Ok, lo ammetto: non sono il tipo più spaventoso della città, ma lui poteva impietosirsi un poco e fingere. Invece si limitò a ruotare il collo con indifferenza per guardarmi di sbieco.
   – Ah, sei tornato. Bene, vai nello stanzino: ci sono settecento DVD da bollinare.
   – Cosa?! – urlai. – Settecento? Ci vorranno ore!
   – No, ci vorranno ore al quadrato: prima di bollinarli devi sbollinarli tutti.
   Non so bene che occhiata gli rimandai, perché scoppiò a ridere.
   – Che intendi dire, Jò?
   – Che la direzione centrale ha deciso che i bollini verdi non sono più belli: adesso li vogliono rossi.
   La mandibola si staccò con un clack dalla mascella.
   – Quindi? – In realtà sapevo già la risposta, ma non volevo crederci.
   – Quindi dovrai sbollinare tutti i DVD coi bollini verdi e appiccicarci sopra quelli rossi.
   – Ma sono bollini diversi?
   – Sono gli stessi identici bollini, cambia solo il colore.
   – E non possiamo aspettare che finiscano i DVD con bollini verdi e, via via, bollinare quelli nuovi coi bollini rossi?
   – Davide ha lottato giorni per chiedere di procedere così, ma niente.
   Michele è sarcastico, Sara ironica e Valter comico, ma Jonathan, quando è serio, è dannatamente serio. Non potendo ribattere affondai la testa tra le spalle e mi diressi verso lo stanzino, trascinando i piedi per terra.

   Così eccomi qui, stanco come la morte (ho sempre pensato che la morte abbia il lavoro più stancante dell’universo) e con dolori in tutte le ossa. Vorrei essere vecchio, almeno potrei lamentarmi per venire compatito.
   Passo davanti a Jonathan salutandolo con un cenno.
   – Ho finito – biascico. – Torno a casa.
   Alza gli occhi da una cartella e mi sorride.
   – Coraggio – dice battendomi una mano sulle spalle, – domani ce ne saranno altri.
   Lascio cadere il mento sul petto e ficco le mani in tasca, allontanandomi con lo strofinio delle scarpe sul linoleum.

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2 Risposte to “Alla ricerca del tempo perduto”

  1. LaVostraProf 9 aprile 2009 a 8:15 PM #

    Posso dire?
    Il vostro capo sembra ancora peggio della Gelmini
    (e con questo ho detto tutto)

  2. LaVostraProf 9 aprile 2009 a 8:15 PM #

    Posso dire?
    Il vostro capo sembra ancora peggio della Gelmini
    (e con questo ho detto tutto)

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