Attacchi a raffica

6 Mar

   – Diamine, devo staccare e non trovo la mia roba! Perché questo bancone è sempre così disordinato?
   – Perché tu sei disordinato – mi sbeffeggia Valter passando di qui. Se gli occhi potessero fucilare, la sua schiena sarebbe un foratino.
   – Tu sei disordinato! Tu lasci tutto questo casino sul bancone! Non io, maledetto bastardo!
   – Ehm, scusi posso chiedere a lei?
   Un "ops" mi scappa come un singhiozzo, nell’accorgermi dell’inaspettata spettatrice.
   – Starei per staccare, – rispondo – ma per lei questo e altro, bella signora. – Lo so: sono un paraculo. Anche il karma deve saperlo, perché la nonnetta mi tiene impegnato più del previsto, chiedendomi se vendiamo occhiali e poi, forse per la mia risposta negativa, se abbiamo cellulari con tasti grossi. Mando qualche lettera di protesta a Dio e intanto rispondo nel modo più cordiale e collaborativo possibile. Dopo un quarto d’ora riesco a liberarmene. Prendo velocemente alcune scartoffie ed esco dal bancone, dirigendomi verso il corridoio-dipendenti.
   – Scusi questo ce l’avete anche rosso?
   Prima della domanda sento la mano che mi afferra un gomito. Suppongo che non essersi più iscritti a quella palestra di kung fu mi abbia appena risparmiato qualche anno di galera.
   Squadro gelido il cliente che mi ha appena fermato; nell’altra mano tiene un porta cellulare da cinta.
   – I colori che abbiamo li trova tutti esposti.
   – Ah – fa quello, pensieroso. – Ma rosso non c’è qui, quindi non ce l’avete?
   – No, – sbotto seccato alzando le mani al cielo – li nascondiamo apposta per non farveli trovare.
   Il tizio rimane lì, allibito e dondolante come un birillo sfiorato da una palla da bowling. Lo saluto con un cenno e proseguo.
   Finalmente vedo la porta del corridoio. Prendo il badge, lo tengo tra indice e medio, faccio per passarlo e…
   – Mi scusi…
   – Argh! Basta, lasciatemi andare! Liberatemi! Aiuto, aiuto!
   Il tipetto, uno smarrito adolescente lentigginoso dalla folta chioma rossiccia, sbianca come un latticino. Con un sospiro forzato inclino la testa meccanicamente, rivolgendogli un’espressione di attesa misto rinuncia. E’ in quel momento che Jonathan passa di lì e, con aria innocente, mi fa: – Ancora qui?
   Lo guardo tristemente sconsolato: – Non mi mollano più.
   Sorride, cinge le spalle del giovanotto con aria paterna, e: – Andiamo, dì tutto a me. Il mio collega, qui dietro, ha finito il turno.
   Gonfio i polmoni di tutto l’ossigeno che ho attorno, guardando i due mentre scompaiono dietro uno scaffale. Poi, un guizzo improvviso della mente: alzo il badge, lo passo nella serratura, entro nel corridoio e chiudo le porte dietro di me. Salvo.

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8 Risposte to “Attacchi a raffica”

  1. utente anonimo 6 marzo 2009 a 7:27 PM #

    Touch down! come si direbbe nel football. Racconto divertente, sopra la media. Specie la parte di autoannichilimento pro vecchietta semicieca.

    Alla prossima.
    Bongio

    PS: scusa per ieri. All’indirizzo del blog, il browser ha preferito un pezzo di cookie o chissà cos’altro. E forse non è stata poi una così gran perdita 😉

  2. ladyyuna85 6 marzo 2009 a 9:33 PM #

    è un classico che ti bloccano quando te la stai svignando -_-“

  3. DanteHicks 6 marzo 2009 a 10:58 PM #

    grazie dei complimenti, Bongio
    sono sempre graditissimi :*

  4. utente anonimo 7 marzo 2009 a 3:59 PM #

    Sei uno stronzo però. Ci sono anche modi gentili di dire le cose.
    Liliana

  5. italianeowyn 8 marzo 2009 a 4:34 PM #

    I modi gentili NON vengono capiti dai clienti che ti credono un servo :))

    @Dante: oddio che nervi quando la gente di blocca prendendoti un braccio!! >:@ Io potrei uccidere, in occasioni simili

  6. utente anonimo 9 marzo 2009 a 12:17 AM #

    Forse liliana non ha colto, dai tuoi post, quanto possa essere spossante essere un commesso, a contatto tutto il giorno coi clienti (e con le loro domande!).
    Anche i commessi vogliono andare a casa, e ne hanno tutto il diritto.

    juny

  7. utente anonimo 9 marzo 2009 a 6:54 PM #

    Ho colto, anch’io sono a contatto con il pubblico per molte ore al giorno. Quello che mi disturba è la mancanza di cortesia (da entrambe le parti ovviamente). Stare sul posto di lavoro trenta secondi in meno perchè si è evitato di dare un’indicazione o un’informazione a una persona mi sembra stupido, che ti cambia? Prendi la metro prima? Arrivi a casa un minuto prima? Che ci fai di quel minuto così cafonamente conquistato?
    Liliana

  8. utente anonimo 9 marzo 2009 a 7:01 PM #

    E poi, scusa se insisto, se in un negozio qualcuno si comporta con me come tu hai fatto con il ragazzo io non “sbianco come un latticino”, ma giro i tacchi e vado da un’altra parte. I miei sudati soldi non andranno a far parte dello stipendio di chi non conosce la cortesia.

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