Stress

6 Feb

   Entro in reparto facendo un gran respiro. Ieri ero fisicamente a pezzi e oggi ho ancora la mente un po’ annebbiata dal sonno, nonostante sia andato a dormire presto. Sono stati dei giorni frenetici, fuori da qui, e ieri chiudere il reparto da solo era l’ultima cosa che volevo. Avrei bisogno di più tempo per sbrigare tutti i miei impegni, ma visto e considerato che a lavoro ci devo venire, la prenderò come una parentesi tra una cosa e l’altra.
   Mentre cammino vedo Sara parlare con una cliente e la saluto con un cenno della testa. Mi rimanda un’occhiata tra l’incerto e lo stupito. Indagherò.
   Dietro al bancone c’è Davide. Come capo settore è partito alla grande ed è totalmente diverso dal precedente: spesso, infatti, viene in reparto a darci una…
   – E tu che ci fai qui?
   Sorrido, spiazzato dalla sua domanda: – Ok, non sono Mr. Simpatia (e non mi piacerebbe esserlo), ma devo pur sempre lavorare.
   Davide mi guarda smarrito, poi prende un foglio, lo controlla col dito e me lo passa.
   – Dante, tu oggi non lavori.
   Ci metto qualche secondo a comprendere quella frase. Prima di realizzare cosa comporti veramente afferro il foglio con la lista dei turni: nella casella relativa ad oggi non c’è il mio nome.
   – Ma come: è domani che non dovrei lavorare. – Inizio a scaldarmi: – Pensavo che adesso li facessimo mese per mese i turni!
   Davide trattiene il respiro, dispiaciuto ma fermo: – Hai ragione, Dante, ma vi avevo detto che questa settimana avrei avuto problemi e…
   Lo fermo: – Ok, sì, fa niente, ho capito. Torno a casa. Ci vediamo domani.
   – Dante…
   Gli faccio l’occhiolino e gli do le spalle, dicendogli che non fa nulla con un gesto della mano.
   L’ingresso al corridoio-dipendenti sembra più lontano. Gli scaffali mi sovrastano. Qualcuno si avvicina col dito alzato, ma lo ignoro. Entro nel corridoio e vado dritto al mio armadietto. Lo apro. Tiro fuori le scarpe e la felpa e poi lo chiudo con una tale violenza da far vibrare l’aria di tutta la stanza. Sara è qui, in fondo al corridoio. Non l’ho sentita entrare. Le do giusto un’occhiata veloce, poi prendo a togliermi il gilet e la maglia con cui lavoro.
   – Davide m’ha detto…
   Uno sbuffo inferocito la fa tacere. Mi sento in colpa un attimo dopo.
   – Cristo, dovrei studiare e invece…
   Si avvicina grattandosi un braccio: – Mi dispiace.
   – Quaranta minuti di traffico, cazzo. E altrettanti al ritorno!
   Si siede sulla panca dove mi sto slacciando le scarpe.
   – Ma non ti avevano detto che…
   – Sì me l’avevano detto, cazzo! – Sbotto. – Ma me ne sono scordato e non ho controllato gli orari! E già ieri è stata una giornata di merda: sono andato fino all’università per chiedere la tesi e sai che mi hanno detto? "Torni a marzo e forse gliela daremo". Come se a me non cambiasse un cazzo. E oggi questo. E mercoledì ho un esame e giovedì un altro, e poi altri due la settimana dopo e… Cazzo!!!
   Riapro l’armadietto lanciandoci gilet e scarpe antinfortunistiche e lo richiudo con la delicatezza di prima. Sara mi guarda, poi guarda il pavimento. So che è davvero dispiaciuta per me e che se potesse farebbe qualcosa.
   – Scusa – dico, e infine mi lascio cadere sulla panca. Prendo una lunga boccata d’aria, la trattengo un po’, poi la lascio andare tutta insieme. – E’ che è un periodo un po’ stressante e… Avevo programmato queste due mattine di studio e invece sono andate a puttane, e con duecento pagine al giorno da ripetere sono tante e… Insomma, so che ce la farò lo stesso, ma volevo tanto che i prossimi esami andassero bene e invece…
   Mi passo una mano tra i capelli, nervosamente, poi la alzo in segno di resa.
   – Vabeh, – sospiro – fammi andare.
   Sara mi prende una mano e mi guarda dispiaciuta e conciliante. – Mi dispiace.
   L’abbraccio, o forse mi abbraccia lei, comunque ci salutiamo così e con un sorriso un po’ triste. E poi mi alzo. Ed esco. E c’è il sole. E va un po’ meglio.

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7 Risposte to “Stress”

  1. Puzzo 6 febbraio 2009 a 6:12 PM #

    Capisco e mi dispiaccio, ma non potevi rimanere oggi e non andare domani?

    Immagino che i turni vadano rispettati, ma forse Davide avrebbe capito…

    cmq pure a me capita di fare figure di merda del genere: riunione con il Direttore Generale “mi raccomando, ore 9.30, puntuali!”

    Alle 10.00 mi chiamano al cell: “MA DOVE CAZZO SEI????”, ed io: “Non trovo parcheggio…”, “MA SE HAI UNO SCOOTER!!!!! MANCO AVESSI UN AUTOARTICOLATO!!!!!!”

    Entro dal Direttore Generale e con una faccia di travertino:”Mi scusi il ritardo, ma sa com’è: il traffico, i parcheggi, l’inondazione, le cavallette, non è stata colpa mia…” con il casco in mano!

    Quando mi vede alle riunioni ancora ride…

  2. SusanDelgado 6 febbraio 2009 a 6:24 PM #

    La Sara è dolcissima :°)

  3. GealDubh 6 febbraio 2009 a 11:41 PM #

    sono lontano 1000 anni luce dalla tua situazione nel senso che ho la fortunissima di poter studiare e basta, quindi un “ti capisco” sarebbe poco veritiero, comunque pensa che è l’ultimo sprint e poi è fatta, tesi e tutto il resto! Qui si tifa per te! 🙂

  4. utente anonimo 7 febbraio 2009 a 8:37 AM #

    Il sole e Sara fan sempre miracoli.
    Un abbraccio

  5. utente anonimo 7 febbraio 2009 a 10:59 AM #

    Questo post è davvero molto bello, c’è tutta un’umanità che mi commuove…

    Bravo Dante!

  6. utente anonimo 9 febbraio 2009 a 10:06 AM #

    Wow! Ho appena finito di leggere tutto il tuo meraviglioso blog, ci ho messo tre giorni pieni ma alla fine ce l’ho fatta, e wow… inutile dire che sei bravissimo a scrivere e che mi fai fare un sacco di risate. Ho fatto per tanti anni la promoter e di tipi strani ce ne sono ovunque. Sai forse ti è stato già consigliato, ma potresti racchiudere tutto in un bel libro, sarà sicuramente piacevole da leggere. Ah…anche io non avevo mai sentito il termine attache hehehe! E..ultimissima cosa e poi tolgo il disturbo..l’intolleranza…ne so qualcosa..cioccolato fondente forever!!!!

    Stasia

  7. utente anonimo 9 febbraio 2009 a 1:23 PM #

    Che racconto… Hai uno stile eccezionale, ho proprio visto la scena… CORAGGIO!!!

    Fyaa

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