Pugni allo stomaco (2)

17 Dic

   – Che palle eh?
   Arrampicato sulla scala prendo i DVD che Sara mi passa e li metto a posto, cominciando dai ripiani più alti. Riordinare e sistemare non è mai stato il mio forte e il lavoro non mi ha cambiato un granché, con sommo dispiacere di mia madre. Sara non risponde, non ha detto nulla da quando siamo entrati in magazzino e, ora che ci penso, anche da prima. Dev’essere più incazzata di quanto pensassi e comincio a chiedermi se, per caso, non abbia il ciclo.
   – Ma stai bene? – è la cosa più idiota che mi venga da chiedere.
   Lei annuisce con un "mh-mh" poco convinto ed io non posso far altro che prendere un altro blocco di DVD e passare al ripiano successivo. Anch’io sono incazzato. Non mi capacito ancora di come i miei superiori possano essere così sprovveduti e così menefreghisti. Fosse la prima volta abbozzerei, ma qui a furia di abbozzare abbiamo distrutto la carrozzeria.
   Buona questa. "A furia di abbozzare abbiamo distrutto la carrozzeria". Devo segnarmela e scriverla sul blog appena torno a…
   Con un clank improvviso il ripiano si stacca da una delle due colonnine di sostegno e i pochi DVD messi a posto scivolano via, precipitando verso il pavimento e addosso a Sara, che si protegge la testa con le braccia. Impreco ad alta voce e controllo cos’è successo al ripiano, ma capisco subito che si tratta di una banalità.
   – E’ solo finito fuori asse (o qualcosa del genere). Lo rimetto subito a posto. – Poi sorrido: – Meno male che eravamo all’inizio: pensa se l’avessimo riempito tutto!
   E lì inizia. Sara scoppia a piangere e si siede a terra, con la testa tra le ginocchia e il DVD di "Alla ricerca di Nemo" ancora in mano. Sgrano gli occhi e resto a bocca aperta sulla scala. Istintivamente alzo gli occhi, preoccupandomi senza motivo che qualcuno possa sentirla singhiozzare. Poi scendo dalla scala e mi avvicino, cautamente. Faccio per metterle una mano sulla spalla, ma il suo pianto ininterrotto in qualche modo mi blocca e quando le esce un singhiozzo più acuto sobbalzo come un cane impaurito.
   Comincio a grattarmi un braccio che non mi prude: – Ehi, tutto ok?
   Oh certo, deve stare meravigliosamente bene.
   La sua voce esce tamponata attraverso le gambe, bagnata dalle lacrime: – No, va una merda.
   "Suppongo che sia proprio così", penso. Non ho idea di quale possa essere il passo successivo. Decido di abbassarmi sulle ginocchia per stare alla sua altezza. Tengo le mani sulle gambe.
   – Dai, cioè… ok, è un lavoro di merda, però magari…
   Quando alza la testa trattengo il respiro. Il viso, rosso e bagnato, sembra quello di una persona che non ha fatto altro che piangere negli ultimi cinque mesi. Gli occhi sono semichiusi per le lacrime, arrossati e gonfi, il labbro inferiore le trema visibilmente e il naso le cola un poco.
   Dovrei dire qualcosa, ma cosa? I pensieri vagano con un lampo all’ultima volta che ho visto una ragazza piangere e i neuroni della memoria riportano a galla la faccia di Erika Mariani disperata per l’amore della sua vita, in quinta elementare.
   Sono nei guai.
   Sara mi guarda un secondo e per fortuna mi toglie dall’imbarazzo di dire qualcosa per primo: – Non è questo lavoro, non solo almeno. E’ che è Natale ed io non ho ancora fatto i regali a nessuno, nemmeno al mio ragazzo, e mia madre mi ha commissionato quelli per i parenti e io le ho detto di sì ma non so come fare. E poi c’è l’altro lavoro, la traduzione, che dovevo finire entro la fine del mese scorso e invece sono ancora in alto mare e, ok, l’editore mi ha dato più tempo, è stato gentilissimo, ma io non riesco ad andare avanti.
   Tira su col naso.
   – Quattro giorni fa, poi, hanno ricoverato mia nonna, al Pertini, e non si sa come sta e non si sa come passeremo queste feste e io spero tanto che non muoia ma ho paura invece che… – s’interrompe e si passa una manica sotto il naso. – Intanto c’è la vicina che mi chiede se posso dare ripetizioni al figlio, come ogni anno sempre durante le feste. Ma cosa crede? Che per me non è festa? E ok, d’accordo, mi paga e io posso sempre dirle di no, ma poi mi dispiace, ché lei non ha il marito e ha quattro figli a cui badare e allora… non lo so, mi sento in colpa, capisci?
   Annuisco prontamente.
   – E tutto questo e… e altro e… E alla fine pure questa cosa qui, dei DVD. Ma che cazzo, ma dico io: è possibile? Non potete fare gli ordini così! Secondo voi chi li deve mettere a posto? Chi deve pensare ai clienti? Chi si fa tutto il lavoro? Noi! Loro stanno semplicemente dietro a un PC e inviano una mail di richiesta per l’ordine, stop. E… e io non ce la faccio più Dante, ecco. Sto scoppiando.
   Quando mi abbraccia devo aiutarmi con le mani per non perdere l’equilibrio. Tengo ben salde le punte dei piedi sul pavimento, mentre i muscoli delle gambe lavorano per tenermi in equilibrio col peso di Sara addosso. Una volta raggiunta un minimo di stabilità ci metto un po’ prima di decidermi ad abbracciarla anch’io. Le do qualche colpetto sulla schiena e penso a quanto freddo possa essere questo gesto, allora decido di fare dei piccoli massaggi circolari con la mano, e mi sento un po’ meglio.
   Intanto Sara riprende a piangere, ed io non so che fare.

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6 Risposte to “Pugni allo stomaco (2)”

  1. DanteHicks 17 dicembre 2008 a 4:28 PM #

    per chi se lo stesse chiedendo sì, ho chiesto il permesso a “Sara” per pubblicare queste cose (con le dovute precauzioni)

  2. Berenyke 17 dicembre 2008 a 6:27 PM #

    povera sara =(
    ma lo sai che sto blog sembra non il resoconto di giornate successive ma un romanzo di cui si può immaginare come potrebbe andare? hauahu per esempio ogni volta che nomini sara ormai mi aspetto di leggere che finite per fare coppia XDDD sarà per come scrivi.. XD
    cmq spero che la nonna di sara si rimetta presto.. e per tutte le altre cose.. beh è solo stress natalizio..il tempo per tutto non c’è, ecco il semplice motivo per cui bisogna imparare a dire di no senza sentirsi in colpa. Amore anche per se stessi, non solo per il prossimo che anche se è la migliore persona del mondo.. raramente s’accorge che anche il suo di prossimo ha bisogno di comprensione ed è meglio non approfittarsene.

  3. utente anonimo 17 dicembre 2008 a 7:56 PM #

    bha visto ke non hai mai fatto ne cognomi e ne hai detto dettagliatamente dove lavori (si evince chiaramente che sei di roma ma nn di piu) non credo fosse necessario.

    in ogni caso un in bocca al lupo a sara (e tu dagliela una mano eh?)

    saluti

  4. DanteHicks 17 dicembre 2008 a 11:40 PM #

    che il blog romanzi un po’ i fatti reali si sa (e si capisce :)), ma da qui a farmi finire con Sara…! sarebbe pure imbarazzante, dato che quasi tutti i diretti interessati leggono questo blog.

    mi spiace, ma temo che su questo dobbiate metterci una pietra sopra 🙂

  5. CoMPuLSiVaMeNTe 18 dicembre 2008 a 3:35 AM #

    D’accordo, niente coppia. Ci sto. Ok. Ma un abbraccio non ha mai fatto male a nessuno! Tipo pet-terapy 🙂
    Scherzi a parte, serve.
    Sara, se stai leggendo, spero sinceramente che vada tutto bene.

  6. Puzzo 18 dicembre 2008 a 11:27 AM #

    Da una statistica fatta le feste sono il periodo peggiore: aumentano anche i suicidi…

    Ovviamente lo stress è per tutti e tutti cercano di scaricare i propri cazzi sugli altri…

    Mi dispiace per Sara, comprendo tutto. Sono solidale con te, che stai quasi per compiere un anno lì dentro e già hai capito come sopravvivere.
    Come dice la mia collega “lascia passare le feste e poi tutto si aggiusta”.
    Io, in questo periodo, vorrei o sfogarmi (e poi finirei in galera) oppure evadere (e poi non tornerei mai più): pure il mio blog ne ha risentito parecchio.
    Invidio il fatto che tu riesca a mantenere il giusto distacco e il ritmo del blog sempre alto, nonostante quello che ti è successo.
    Io, purtroppo, risento delle mie scelte e, alcune volte, me ne pento.

    Scusa il commento chilometrico…

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