La spada di Damocle (3)

27 Ott

   – Come sta Pino?
   Sara finisce di passarmi dei modem da sistemare e mi guarda seria. Michele alza le spalle: – Non sta certo peggio di noi.
   – Che vuoi dire?
   Scendo dalla scala, mentre gli altri imbracciano gli scatoloni e si dirigono con me al magazzino. La faccenda di Pino si muove lentamente, anche se le voci fanno pensare ad un buon esito. Non abbiamo ancora capito se la tizia abbia sporto o meno denuncia, ma pare che non ci saranno conseguenze evidenti.
   – Voglio dire che avete montato su un can-can che non finisce più, quando era matematico che non gli sarebbe successo niente.
   In silenzio buttiamo gli scatoloni in un angolo, poi torniamo in reparto. Sara non ama il freddo cinismo di Michele.
   – Magari non è poi così matematico. Se…
   – Se il Centro desse ragione ad ogni pazzo furioso che vuole intentare una causa contro di noi, beh, saremmo tutti a spasso da un pezzo.
   Michele guarda fisso avanti a sé. Sara anche. Io non oso aprire bocca. In questi giorni la storia di Pino è stata oggetto di molte discussioni e di moltissime chiacchiere. Lo spauracchio di una causa è scivolato nel reparto come un mostro sotto al letto: Michele avrà pure ragione, ma finora non si era mai sentito di un cliente pronto a sporre denuncia contro uno di noi. Nessuno lo ammette esplicitamente, ma tutti se lo chiedono: "E se capitasse a me?".
   Inoltre, Pino pare ancora più emarginato di prima. Valter, Sara, Davide, io e persino Michele cerchiamo di tirarlo su, di assicurargli che andrà tutto bene, ma il punto non sembra essere quello e nel reparto si respira comunque una strana aria. A volte ho persino l’impressione che gli stessi clienti lo evitino, come se sopra di lui ci fosse un cartello con su scritto: "Attenzione! Non fidatevi di quest’uomo!".
   Michele si separa da noi con un saluto e un arrivederci a domani, Sara ed io ne abbiamo ancora per un po’.
   – Non lo sopporto quando dice certe cose.
   Sospiro: – Michele è fatto così. E’ il suo modo per dire che Pino non corre alcun rischio.
   – Ma non c’è solo quello! A me preoccupa soprattutto come sta lui. A te non importa, scusa?
   Vorrei dire che mi importa moltissimo, che sono stato sempre lì a consolarlo, che ho cercato di farlo parlare (e che poi ho vinto una medaglia al valore per questo), che gli sono stato accanto. Ma mi riesce solo di dire: – Sì.
   – A volte mi chiedo se per cinquecento euro al mese valga la pena lavorare in queste condizioni.
   Io me lo chiedo spesso.

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2 Risposte to “La spada di Damocle (3)”

  1. utente anonimo 27 ottobre 2008 a 6:25 PM #

    Cinquecento euro al mese? L’Italia va davvero a rotoli. Credo che il tag “lavoro e paradossi” non sia mai azzeccato come in questo caso. In ogni caso, speriamo bene, qui si tifa tutti per Pino.

    Bongio

  2. littlecaesar 27 ottobre 2008 a 9:48 PM #

    Io, dei 500 euro, non mi sorprendo.
    Sono cinico?
    O forse ne ho vissute già un po’ (tra l’altro una più o meno simile quando lavoravo in hotel, sottopagato of course…), pur avendo 28 anni? Boh.
    Quello che mi fa incazzare davvero però è proprio il fatto che non mi sorprendo, perchè di rassegnarmi non ne ho la minima intenzione.

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