Rinunce paradossali

2 Ott

   – Ciao Pino, come vanno le cose?
   E’ da un po’ di giorni che vedo Pino depresso. Il lavoro e il primo raffreddore della stagione mi hanno tenuto molto occupato e poco propenso ad attaccar discorso su eventuali problematiche della sua vita, ma oggi mi sento meglio e i clienti ci hanno appena concesso un preziosissimo break.
   Pino mugugna qualcosa. A dire il vero non sono sicuro che sia depresso: il suo volto è una maschera di pura inespressività.
   – Dovresti fare teatro, sai? – Incrocia i sopracciglioni neri in un’espressione dubbiosa. – Lascia perdere. Piuttosto, che ti succede? Da un po’ di giorni mi sembri… strano. – "Più del solito, perlomeno" me lo risparmio.
   Mi guarda per qualche secondo senza batter ciglio, le folte sopracciglia ancora arricciate, come se guardasse un ente indefinito a cui cerca di dare una forma sensata. Poi ritorna con gli occhi al computer.
   – Mi hanno risposto dal lavoro.
   – Che lavoro?
   Tace per una buona dozzina di secondi e quando riprende comunque non mi guarda: – Ho mandato un curriculum ad una banca.
   – Ah. – Non ne sapevo niente. Nessuno ne sapeva niente, credo. – E ti hanno risposto picche?
   – No! – Mi guarda serio e imbronciato. – Ho già passato il primo colloquio. Mi hanno mandato una mail: vogliono che vada a fare il secondo.
   Non ci posso credere. – Ma è fantastico! Hai passato il primo colloquio quindi! Non sei contento?
   – No.
   – E perché?
   – Il secondo colloquio è la prossima settimana.
   Sfoglio rapidamente il mio calendario mentale: cosa diamine succede la prossima settimana? Arriva Stan Lee a Roma? Anticipano la festa dei morti? Angelina Jolie si esibirà nuda al Circo Massimo?
   Come irritato dal mio non arrivare a capire il punto Pino sbotta spazientito: – Ho le ferie! Ho organizzato una settimana in Grecia!
   – Ma… quanto hai pagato?
   – Che vuoi dire?
   – Albergo, viaggio… le spese insomma.
   – Quasi duecento euro. Vado in campeggio.
   – Ma allora fregatene! Ok, sono duecento euro, ma questo colloquio potrebbe darti un posto di lavoro infinitamente migliore di quello di commesso!
   – Ma io quest’anno non ho ancora fatto un giorno di ferie!
   – Ma…
   – ‘Sti cavoli della banca! – Per la prima volta da quando sono qui sento Pino alzare la voce.
   – Ma…
   – Sì, mi rode. Ma io voglio andare in ferie! E poi non è un buon periodo con la mia ragazza, litighiamo sempre, e queste vacanze ci servono per… – D’un tratto si blocca. Forse si rende conto di aver rivelato qualcosa della sua vita intima, o forse non sa neanche a lui a cosa gli servono. Si ferma, abbassa di nuovo lo sguardo sul PC e farfuglia le ultime parole in modo incomprensibile.
   Vorrei ribattere, la sua mi sembra un’occasione presa e gettata nell’immondizia senza troppi complimenti. Poi mi fermo a riflettere che quello che ho davanti non è un ragazzo qualunque, è Pino.
   Gli do una pacca sulle spalle: – Dai, vedrai che ti capiterà un’altra buona occasione. – Ci credo poco anch’io, lo so.

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3 Risposte to “Rinunce paradossali”

  1. volmay 2 ottobre 2008 a 8:17 PM #

    Urgh… non ha tutti i torti nel parlare così.
    Le ragazze stressano, soprattutto per le ferie: tu devi rinunciare a qualsiasi impegno lavoro passato, presente e futuro pur di andare con lei in vacanza. Se possibile anche al rapporto con genitori e amici.

    Lo capisco, poverino.

  2. BiancoeNero 2 ottobre 2008 a 11:12 PM #

    grazie x il commento
    al mio post su:les folies
    vedo iltuo blog semplice, ma interessante…
    cmplimneti
    b/n

  3. bimodale 3 ottobre 2008 a 10:21 AM #

    eh eh le ferie, l’otium. ma quanto lavarate?
    ciao bello:)

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